Diario di viaggio: British Isles con Princess Cruises

Diario di viaggio: British Isles con Princess Cruises

Siamo saliti a bordo di Caribbean Princess per la crociera “British Isles with Liverpool”

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Un itinerario tra i più apprezzati in Nord Europa che prevede tappe a Guernsey, Cobh (Cork), Dublino, Liverpool, Belfast, Greenock (Glasgow), Invergordon (Inverness – Loch Ness), Edimburgo e Le Havre. 13 i giorni di viaggio, di cui due di navigazione

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Ecco il mio reportage

 

DAY 1 – SOUTHAMPTON (Imbarco) 

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Arrivati al Queen Elizabeth Terminal di Southampton, dopo aver consegnato le valigie, iniziano le procedure di check in. Avendo usufruito prima della partenza dei servizi online della compagnia, la procedura è stata rapidissima e dopo il controllo dei passaporti e la stampa delle carte personali, eravamo già pronti a salire a bordo. Nel nostro caso in meno di mezzora dalla consegna dei bagagli siamo  saliti a bordo. I bagagli vengono imbarcati seguendo un ordine prestabilito, in base alla posizione della cabina e ai ponti della nave. La valigia è arrivata puntuale e alle 16 eravamo pronti a vivere la Caribbean Princess e a salpare.
La Caribbean Princess saluta così Southampton dove tornerà il 24 agosto per il suo ultimo viaggio europeo prima di far rotta verso il mar dei Caraibi.

DAL PONTE DI COMANDO

Dopo aver imbarcato tutti i passeggeri, la nave ha mollato gli ormeggi alle 17.38, iniziando la manovra di uscita dal porto terminata alle 19.48, ora di sbarco del pilota. Si procede quindi verso St. Peter Port, 157 miglia nautiche a Sud di Southampton.

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DAY 2 – ST. PETER PORT (GUERNSEY)

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La Caribbean Princess arriva  alle 6.30 nella rada di St. Peter Port, sull’isola di Guernsey. Alle 7.15 le prime lance iniziano lo sbarco dei passeggeri.

L’isola, seppur dipendente della Corona Brittanica è l’ultimo baliaggio al mondo, conserva una moneta propria (la sterlina di Guersney) e una propria indipendenza dalla monarchia inglese, pur facendone parte. Il porto di St. Peter oggi accoglie noi e gli ospiti della m/n Magellan, quasi 5.000 persone per un’isola di circa 78 km quadrati di superficie. Le coste di Guersney sono davvero particolari: offrono  nella parte settentrionale immense spiagge di sabbia e nella parte meridionale (dove si trova St Peter) spiagge di sabbia e di roccia viva, oltre a numerosi scogli a pelo d’acqua. Dall’isola di Guernsey è possibile visitare le vicine Sark ed Herm, dei veri e propri paradisi naturali dove però purtroppo,  a causa della tappa di sole 6 ore, non riusciamo  ad arrivare e tutto il tempo a nostra a disposizione lo trascorriamo  sull’isola.

Dopo una rapidissima discesa a terra con le lance (che impiegano ad arrivare in porto circa 10 minuti), abbiamo sfruttato le linee degli autobus 91 e 92 che, per 1 sterlina di Guersney, pari ad una sterlina  inglese, offrono un buon  tour panoramico e la possibilità di ammirare ogni angolo costiero dell’isola. L’intero itinerario dura all’incirca 1 .40 h e ci consente di  visitare le spiagge più belle dell’area (Grand Roques, Vazon Bay, Cobo Bay, Peambroke Beach), ammirare le immense regioni pianeggianti interne, dove viene allevata una delle più rare e preziose razze bovine al mondo, e tornare in centro per una tappa alla Hauteville House, la casa in cui ha abitato Victor Hugo durante il suo periodo di esilio sull’isola durato  oltre 15 anni.

Una volta in centro abbiamo girato le vie interne di St Peter, davvero belle, colorate e pittoresche. Artisti di strada e fiori a tutte le pareti, oltre ad una gradevole temperatura di circa 25 gradi, hanno reso ancora più memorabile la permanenza a terra. Inoltre, tra le cose più caratteristiche dell’isola, troverete delle piccole casette di legno, un po’ ovunque, che vengono utilizzate per esporre prodotti di qualsiasi genere, dalla verdura ai giocattoli, che possono essere acquistati lasciando nell’apposita cassetta il corrispettivo  richiesto, senza la presenza di nessuno.

Lasciamo così l’isola Guernsey, un posto magico e unico che mai ci saremmo aspettati essere così bello, in direzione Cobh, l’ultima città in cui si imbarcarono gli ultimi passeggeri del Titanic nel marzo del 1912.

DAL PONTE DI COMANDO

Terminato l’imbarco di tutti i passeggeri, la Caribbean Princess è pronta a salpare. Dopo 35 minuti di navigazione lungo la costa di Guernsey, la nave fa rotta verso Nord Ovest, in direzione Cork, a circa 280 miglia marine di distanza.

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DAY 3 – COBH & CORK (IRLANDA)

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Una giornata piuttosto uggiosa ci dà il buongiorno nel porto di Cobh, nota un tempo come Queenstown, capovia di molte rotte transatlantiche nonché  ultima tappa del Titanic prima del suo affondamento.

Iniziamo la nostra giornata con la colazione presso l’Horizon Court che gestisce bene i 3.600 passeggeri a bordo, insieme al Cafè Caribe, il ristorante Palm Court e l’International Cafè. Difficilmente avrete problemi a trovare un tavolo libero: l’area è davvero ben organizzata e in poco tempo eravamo  pronti a scendere a terra. Decidiamo di visitare sia Cork che Cobh in autonomia e così ci dirigiamo alla stazione ferroviaria dove, con 6.80 euro a testa, acquistiamo un biglietto di andata e ritorno per Cork, un viaggio in treno di circa 25 minuti che ci offre wifi gratuito e degli splendidi panorami sulla baia.

Cork è una piccola cittadina irlandese, con poco più di 400.000 abitanti, situata nella provincia di Muster e capoluogo dell’omonima Contea. Sorge su un’isola al centro del fiume Lee che divide la città in 3 parti. Sull’isola centrale si trova l’anima moderna di Cork, con negozi e locali, e oltre 150 pub, tipici e moderni. A nord del fiume Lee si trovano la stazione e l’immenso parco che ospita l’Università e l’ospedale. A sud si trova invece la città più antica, le numerose chiese cattoliche e anglicane, nonché gli edifici più tipici d’Irlanda.

A volte all’interno delle città si trovano dei piccoli capolavori creati dall’uomo o dalla natura e Cork ne è l’esempio: curiosando qua e là verso il centro, abbiamo potuto osservare questo bar-ristorante, che ha al suo interno una piccola cascata e un ruscello naturali che si trovano lì da circa 250 anni. Ancora oggi non è noto come quella cascata sia nata e soprattutto come faccia a trovarsi 45 metri al di sopra del livello del fiume Lee, essendo una parte di quest’ultimo.

Il nostro tour panoramico prosegue all’interno della città fino ad arrivare alla Cattedrale di St. Finbarrs, simbolo imponente della chiesa anglicana in città. La Cattedrale è circondata da un’immenso giardino inglese.

Proseguendo il tour ci siamo ritrovati in South Main Street, una delle vie principali per lo shopping e dove trovare numerosi pub per pranzare e cenare o semplicemente per gustare la birra nazionale irlandese, la Guinness. La visita di Cork termina verso le 12.30, quindi nuovamente in treno per tornare a Cobh, capitale storica del traffico transatlantico irlandese tra la fine dell’Ottocento e la metà del XX Secolo.

Tornati a Cobh, ci avventuriamo subito per  ammirare questa ridente cittadina costiera, animata oggi anche da un gran folklore locale sul lungomare, con musica dal vivo e canti tipici gaelici.

Cobh (in irlandese: An Cóbh e in passato, in inglese, Queenstown) è situata su un isolotto posto alla foce del fiume Lee davanti alla città di Cork: nonostante ciò non servono imbarcazioni per raggiungerla, dato che è molto vicina alla terraferma alla quale è collegata con una serie di ponti. La città, che in precedenza aveva avuto una molteplicità di nomi irlandesi, fu menzionata per la prima volta come The Cove (“il covo di Cork”) nel 1750. Nel 1849 fu rinominata Queenstown in onore della regina Vittoria e di una sua visita ufficiale, mentre il nome Cove, con la pronuncia questa volta gaelica, fu ripristinato nel 1922 in occasione della nascita dello Stato Libero d’Irlanda. Tra le curiosità di Cobh vi sono:

  • La prima nave a vapore che navigò dall’Irlanda all’Inghilterra salpò dall’allora Cove nel 1821
  • La prima nave a vapore che attraversò l’Atlantico salpò da Cove nel 1838
  • Il transatlantico britannico RMS Lusitania, affondato da sottomarini tedeschi nel 1915, si stava dirigendo a Queenstown. Molti profughi si rifugiarono in città ed alcuni di loro sono ancora oggi sepolti qui.

La cattedrale è il monumento più importante e imponente di Cobh. Costruita in uno dei luoghi più alti, spicca fra la miriade di abitazioni colorate regalando una visione d’impatto notevole. Di costruzione neo-gotica, fu eretta dal 1868 ma fu terminata solo 47 anni dopo, nel 1915.

Dopo la visita alla cattedrale, abbiamo fatto tappa al Lousitania Memorial, un’imponente scultura in cui sono raffigurate diverse statue, in onore agli innocenti caduti durante la prima guerra mondiale a bordo della RMS Lousitania. Non poteva mancare la visita alla vecchia sede della White Star Line, compagnia armatrice del Titanic, ora museo della Titanic Experience, un tour guidato che ci fa rivivere e vedere com’era il Titanic per i passeggeri della terza classe, con le loro speranze e i loro sogni. Un tour toccante e commovente che esula dalle porcellane e dalle suite della prima classe, dove tutto era possibile. Erano oltre 730 i passeggeri complessivi di terza classe, di cui solo 20 si salvarono, tutte donne e bambini.

Vi lasciamo con altre foto di Cobh, prima di riprendere il nostro viaggio per Dublino, la capitale dell’Irlanda.

DAL PONTE DI COMANDO

Rompiamo gli ormeggi alle 18.08 e usciamo dal canale di Cobh, con la prua a Nord, in direzione Dublino, prossima tappa del viaggio, a 171 miglia nautiche di distanza.

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DAY 4 – DUBLINO

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L’arrivo previsto a Dublino è per le 10 del mattino, il che ci permette di poter fare colazione con tutta calma all’Horizon Court e ammirare l’ingresso in città. La nave attracca nell’area turistica del porto, purtroppo non collegata regolarmente con il centro. Le opzioni sono tre: usare gli shuttle bus forniti dalla Princess al costo di 8 dollari a persona e a tratta, usare o taxi (dai 15 ai 20 euro a seconda di dove vi fate lasciare),  camminare per circa 10-15 minuti fino ad arrivare al capolinea dei tram Luas, The Point. Noi propendiamo per quest’ultima soluzione, che si rivela quella vincente: la marcia non comporta grossi problemi, si cammina sempre sul marciapiede e arrivare al capolinea del tram è facilissimo, basta andare sempre dritti!

Facciamo il biglietto per l’intero giorno sulla rete di tram Luas, al costo di 6,80 euro, e ci dirigiamo subito presso la Guinness StoreHouse, il museo della famosa birreria Guinness.

Si arriva alla Store House comodamente con la red line dei tram: dalla fermata di James’ sono appena 300 metri. Per accedere al museo è necessario un biglietto che comprende, oltre all’ingresso e al tour, anche una pinta di birra molto speciale. Una volta entrati, vi ritroverete al centro di uno dei vecchi magazzini della Guinness, un imponente edificio di 6 piani. Al livello terreno trovate lo store (immenso) e un bar; salendo poi inizia la vera avventura, partendo da come si estrae il luppolo della Guinness e di come quest’ultimo venga coltivato. Si passa quindi alla miscelatura con l’acqua, che riceve un trattamento molto speciale prima di aggiungersi al composto. La ricetta segreta della Guinness sta nel dosaggio degli ingredienti e nella loro preparazione. Dal livello 4 inizierete a capire perché il marchio dublinese è così famoso al mondo. Già dalla fine dell’ottocento la birra veniva esportata a bordo di navi e treni proprietari in tutto il mondo. Nel 1925 la Guinness raggiungeva tutti i continenti e persino le Hawaii, le isole dei Caraibi e l’Alaska!
Arrivati all’ultimo livello, si passa alla degustazione. Verrete organizzati in gruppi di massimo 8 persone e vi verrà insegnato come spillare una pinta perfetta. Sarete infatti voi a riempire il bicchiere seguendo i 6 passaggi necessari. Alla fine potrete gustare un’ottima birra ed ottenere un certificato di “spillatori provetti”. P.S. non dimenticate di riconsegnare il bicchiere prima di andare via!

Subito dopo la visita alla StoreHouse, riprendiamo il tram che ci lascia presso Abbey’s Street, la via dello shopping principale di Dublino. Dopo un rapidissimo pranzo inizia il nostro tour cittadino che comprende la Custom House, i vari ponti sul fiume Liffey e le aree che sorgono sulle rive sud e nord. Iniziamo con la riva nord, precisamente da O’Connell Street, la via più famosa della città, aperta nel XVIII secolo. Sempre sulla riva Nord si trova Moore Street, dove si tiene giornalmente un mercato ortofrutticolo e dove, il 30 aprile 1916, dopo le insurrezioni di Pasqua, Patrick Pearse, capo della sommossa di Pasqua, dichiarò la resa incondizionata dalle truppe britanniche. Ad ovest della riva nord si trova il Phoenix Park, una immensa area verde, grande almeno cinque volte l’Hyde Park di Londra. Qui trovano spazio il giardino zoologico e il palazzo neoclassico dell’ “Áras an Uachtaráin”, dizione ufficiale della residenza del Presidente della Repubblica Irlandese.

Sulla riva Sud troviamo la maggior parte dei monumenti e dei simboli di Dublino, a partire dalla Cattedrale di San Patrizio, la cattedrale nazionale dell’Irlanda, edificata in uno dei più antichi simboli cristiani di Dublino. Si narra infatti che proprio qui San Patrizio abbia battezzato i pagani in un pozzo del 450 d.C.. Per restare in tema storico, non troppo lontano dalla cattedrale si trova il castello di Dublino, la fortezza voluta da Giovanni Senza Terra, simbolo per molti anni dell’oppressione inglese.
Tornando nei pressi del fiume Liffey, si incontra il St. Stephen Green, area riconvertita nel 1814 a parco cittadino, il cui accesso era a pagamento finché Sir Arthur Guinness si batté per la rimozione del balzello, finanziando in prima persona la realizzazione del giardino e dal laghetto tuttora esistenti. Dopo aver attraversato il giardino, arriviamo presso Marrion Square, sede della National Gallery e del National Museum. Proseguendo il nostro itinerario, possiamo finalmente fotografare il Trinity College, una delle università più prestigiose e famose al mondo, fondata dalla Regina Elisabetta I nel 1592, che può vantare tra i suoi studenti eccellenze quali Oscar Wilde, Jonathan Swift, Bram Stoker e Samuel Beckett.

L’area più bella e famosa da visitare è di certo la Vecchia Biblioteca, con la sua Long Room, lunga 64 metri, che conserva oltre 200.000 volumi di tutte le epoche.
Dopo una visita all’università proseguiamo per Gratton Street, la via per eccellenza dello shopping di Dublino, un’area interamente pedonale che ci accompagna fino alla zona dei pub, dove i colori e la musica ci fanno fermare il cuore. Arriviamo così davanti al famoso Temple Bar, simbolo nella cultura mondiale del “pub irlandese”. Tutta l’area vanta numerosi pub ed è anche il quartiere artistico e culturale della città. Anticamente era la zona degli artigiani e delle corporazioni, famosa anche per la sua pericolosità durante la notte, tra segrete, bordelli e le sue bettole.

Riattraversiamo il fiume sull’Ha’ Penny bridge, che deve il suo nome al pedaggio che si richiedeva nell’Ottocento per il suo attraversamento, di appunto, mezzo penny. Concludiamo la visita di Dublino a bordo del tram che ci riporta fino a The Point e da qui un’altra passeggiata di quindici minuti fino a tornare sotto bordo.

DAL PONTE DI COMANDO

La Caribbean Princess salpa alle ore 19.58, procedendo per circa 45 minuti nella baia di Dublino, prima di dirigersi verso Nord-Est e percorrere le 98 miglia che la separano da Liverpool, la capitale della musica pop.

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DAY 5 – LIVERPOOL

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“In the town where I was born, lived a man who sailed to sea, and he told us of his life, in the land of submarines”. Iniziava così Yellow Submarine, canzone simbolo dei Beatles, il vero monumento di Liverpool. Liverpool è una città straordinaria. Moderna, colorata e con un fascino retrò.
La Caribbean Princess attracca ai Princess Docks alle 7.30, nella vecchia area portuale di Liverpool, oggi completamente riconvertita.
Dopo una passeggiata lungo New Quay street e dopo aver ammirato lo splendido Cunard Building, sede dal 1860 al 2000 della Cunard Line, e i magnifici palazzi che si affacciano sul fiume Mersey, tra cui il Royal Liver Building, famoso per le sue due torri d’orologio, si arriva agli Albert Dock. Il progetto per la realizzazione del complesso fu sottoposto al Liverpool Dock Office nel 1839, e dopo 7 anni di lavori venne aperto. L’area occupa una superficie di 3 ettari e all’origine comprendeva due immensi bacini, binari per il trasporto merci, una serie di canali e 8 punti di attracco. I magazzini portuali rimasero in attività fino al 1972. Durante il periodo d’oro, ospitavano fino a 6 navi mercantili e due transatlantici, ed erano il punto di accesso per le merci che arrivavano dall’America. Nel 1988 vennero riaperti, ed oggi sono una delle aree commerciali e culturali di Liverpool. Al loro interno si trova il museo della navigazione e della schiavitù, numerosi negozi, bar e ristoranti. Sempre nello stesso edificio troviamo il mondo Mattel per i più piccoli, con le ricostruzioni a grandezza umana della caserma dei pompieri di Sam il Pompiere e della rimessa di Bob l’aggiusta-tutto. Inoltre, sempre negli Albert Dock troviamo il museo dei Beatles, la The Beatles Story.

Restando in tema musicale, non poteva mancare la visita al Cavern Club, mitico locale musicale di Liverpool, il primo in cui si esibirono per la prima volta i Beatles. Ancora oggi ospita concerti e serate animate dai migliori musicisti al mondo, oltre ad offrire live music tutti i giorni ed a tutte le ore!

La visita di Liverpool non poteva non includere, per gli appassionati di calcio, un passaggio presso quello che è il tempio del calcio, il mitico stadio di Anfield. Purtroppo a causa di lavori di ristrutturazione non ci è stato possibile entrare, ma l’emozione di trovarsi di fronte un luogo così pieno di storia calcistica è stata unica.

Pranzo veloce a tema British Food nel buffet di bordo d quindi di nuovo a terra, questa volta al complesso commerciale Liverpool One, un centro commerciale all’aperto con oltre 100 negozi, che ha comportato di fatto la nascita di un nuovo quartiere, rimodernando il lungo fiume degli anni 50, oramai decadente, senza snaturare la morfologia del territorio. Grazie ai suoi 3 piani, alle terrazze panoramiche e agli strumenti messi gratuitamente a disposizione per suonare, risulta il luogo di aggregazione principale di una città che 50 anni fa era un porto commerciale, mal frequentato e decadente. Ad oggi, Liverpool risulta essere una città moderna, giovane che conserva fieramente il suo passato di importante porto commerciale, ma da cui è riuscita a separarsi, rigenerandosi e rigenerando un’area di oltre 15 ettari.

DAL PONTE DI COMANDO

Mollati gli ormeggi alle 18.14, puntiamo la prua verso Nord-Ovest, dopo essere usciti dal fiume Mersey,  pronti a percorrere le 134 miglia nautiche di distanza tra Liverpool e Belfast.

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DAY 6 – BELFAST (IRLANDA DEL NORD)

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Siamo a Belfast, capitale dell’Irlanda del Nord, città simbolo del Titanic e dei grandi transatlantici degli anni ruggenti. La nostra giornata sarà molto movimentata, in quanto saremo fuori tutto il giorno in escursione. Abbiamo optato per un tour indipendente con un’agenzia locale verso il castello di Dunluce, la Giant’s Causeway e un tour di Belfast. Un’escursione di 8 ore a 49 euro a persona, con pick-up sotto la nave e ritorno sempre in porto.

Il bus lascia il porto di Belfast alle  8 e dopo un’ora e mezzo di strada si ferma per delle foto panoramiche al Castello di Dunluce, l’unico castello della zona di Belfast in pietra – seppur ne restino solo le rovine – e l’ultimo ancora visibile. Si affaccia a picco sul mare in una delle baie della regione di Antrim vicino alla cittadina di Portrush. Suggestivo e particolare, vanta una storia altrettanto caratteristica. Nel XIII secolo Richard Óg de Burgh, secondo conte dell’Ulster, fece costruire il primo castello a Dunluce. Verso la fine del XIII secolo, la famiglia McQuillan cedette al clan MacDonnell il controllo della regione. In seguito il castello di Dunluce divenne la dimora del capo del clan dei MacDonnell  alleatosi con una nuova stirpe di MacDonald proveniente dalla Scozia. Nel 1584 venne ristrutturato in base al tipico stile scozzese. Durante il dominio dei MacDonnell, parte della cucina del castello collassò in mare. Secondo una leggenda, solo uno sguattero presente nella stanza sopravvisse all’incidente, in quanto l’angolo della stanza in cui era seduto fu l’unico a non crollare in acqua. La moglie del proprietario si rifiutò di vivere ancora nella struttura e da quel momento il castello fu abbandonato e molte sue parti vennero saccheggiate per poter costruire altri edifici nelle vicinanze.

Dopo aver potuto ammirare queste rovine, ci dirigiamo verso la meta più attesa, la Giant’s Causeway, una spiaggia formata da migliaia di sassi in basalto a forma di esagono. La storia si questi sassi può essere vista in due modi: secondo la leggenda del gigante Flinn McCool,  o secondo quanto dicono i geologi. In base alla versione più romantica della legganda, il gigante costruì la scalinata per raggiungere la sua amata in Scozia, distante solamente 30 miglia dalla spiaggia. La leggenda più famosa e accettata riguardava il gigante Finn McCool, che avrebbe costruito un selciato per camminare fino alla Scozia per combattere un altro gigante, Angus. Una versione della storia narra che Finn cadde in un sonno profondo prima di andare in Scozia, perciò quando Angus venne per cercarlo, la moglie Oonagh coprì con un drappo il marito Finn e pretese di convincere il rivale che in realtà quello fosse il loro bambino. In una variante, avendo visto l’enorme stazza del nemico, è lo stesso Finn a dire alla moglie di preparare l’equivoco. In entrambe le versioni comunque, quando Angus vede la mole del “bambino”, pensa che il padre deve essere terribilmente gigantesco e scappa a casa terrorizzato, distruggendo il selciato per evitare di essere inseguito.
Un’altra versione della leggenda narra che Finn costruì la Causeway per permettere al suo rivale di raggiungere l’Irlanda dalla Scozia. Angus venne sconfitto da Finn e e la Causeway, terminata la sua funzione, scomparve nell’Oceano.
Secondo la scienza invece, le rocce sono di origine vulcanica e non sono altro che frammenti di lava colata da un vulcano esistente fino a 60 milioni di anni fa. Il sito  è composto da circa 40.000 colonne basaltiche generalmente a base esagonale, ma non ne mancano anche a quattro, cinque, sette o otto lati. Le più alte raggiungono i 12 metri, ma alcune, essendo situate su scogliere, si innalzano anche per 28 metri. Le formazioni visibili a occhio nudo sulla costa sono solo una parte del complesso, che prosegue anche nel fondale marino adiacente.

Dopo aver visitato il sito, patrimonio mondiale dell’umanità dal 1986, il nostro tour procede e ci dirigiamo verso un vicino Pub, dove poter mangiare. Dopo una sosta di un’ora circa, si riparte alla volta di Belfast. Un’ora e mezzo di viaggio tra le colline e il panorama tipico irlandese: praterie verdi, mucche e pecore.

Arriviamo nel primo pomeriggio a Belfast. Avendo solo due ore di tempo a disposizione, visitiamo il centro e la rinomata area commerciale di Victoria Square, caratterizzata da una grande cupola a vetri da cui poter ammirare la città dall’alto. In questa zona si trovano inoltre  la “Grand Opera House”, il famoso “Crown Liquor Saloon”, l’albergo Europa e la “Great Victoria Street railway station”.

Proseguiamo il nostro tour sul waterfront, dove possiamo ammirare il Victoria Bridge, la statua nella Thanksgiving Square, un’opera di 20 metri di altezza in acciaio, il Big Fish, un mosaico a forma di pesce grande 10 metri. Torniamo poi in centro per digirgerci verso la  Custom House e l’Albert Memorial Clock, la torre dell’orologio situata a Queen Square, completata nel 1869. Ad oggi la torre è tornata al suo splendore, dopo essere stata danneggiata da una bomba durante la guerra che, anche a causa delle fondamenta in legno e della fragilità del terreno, ne aveva causato una leggera inclinazione, rendendolo di fatto un lontano parente della torre di Pisa.

Tornati a bordo del nostro bus, facciamo una velocissima sosta al Titanic Belfast, area  dedicata interamente al Titanic e che comprende la SS Nomadic, uno dei tender utilizzati per l’imbarco/sbarco dei passeggeri sulle navi in porto a Belfast, i due bacini di carenaggio del Titanic e della nave gemella Olympic e la struttura principale del museo, un imponente palazzo di 6 piani in cui è possibile rivivere il Titanic, dalle suite al ponte di comando.

Il nostro autista ci riaccompagna in porto alle 17, la Caribbean Princess molla gli ormeggi alle 18 in direzione Greenock (Glasgow), prima delle 3 tappe che ci attendono in Scozia. Il tempo a Belfast è stato clemente con noi: seppure freddo (16 gradi), la pioggia ci ha risparmiati, rendono possibile ammirare con tutta calma i magnifici panorami della costa nord-irlandese.

DAL PONTE DI COMANDO

Pronti a salpare alle 18.22, in direzione Firth of Clyde, la baia che ci accoglierà a partire dalla tarda serata, prima di procedere verso Greenock, a 70 miglia nautiche di distanza, registrando la velocità media più bassa: 10.7 nodi.

Finisce qui la prima parte del nostro diario di viaggio. Restate connessi per le tappe successive: Greenock (Glasgow), Invergordon (Inverness – Loch Ness), Edimburgo e Le Havre.

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Siamo saliti a bordo di Caribbean Princess per la crociera “British Isles with Liverpool”

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Un itinerario tra i più apprezzati in Nord Europa che prevede tappe a Guernsey, Cobh (Cork), Dublino, Liverpool, Belfast, Greenock (Glasgow), Invergordon (Inverness – Loch Ness), Edimburgo e Le Havre. 13 i giorni di viaggio, di cui due di navigazione

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Ecco la seconda parte del mio reportage

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DAY 7 – GREENOCK (GLASGOW)

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Dopo aver lasciato il porto di Belfast, la Caribbean Princess inizia il suo viaggio di 70 miglia verso Greenock, uno dei punti di accesso per le Highlands e naturalmente  Glasgow. Alle  7 la nave attracca in porto e poco dopo inizia lo sbarco. Dopo una colazione veloce, scendiamo anche noi, intenzionati a una doppia visita, quella di Glasgow e il Loch Lomond.

Arrivati a Glasgow iniziamo col visitare  alcuni dei luoghi principali di questa città scozzese. A partire dalla Lighthouse, il museo contemporaneo di arte ed architettura, passando per George Square, dove si trova il monumento ai caduti durante le due guerre mondiali, per arrivare poi alla Cattedrale e al cimitero. La cattedrale di Glasgow domina la città dall’altura più alta, e affascina i suoi visitatori non tanto per le dimensioni, quanto per il complesso intorno a lei costruito. Ben 3 sedi universitarie, il cimitero, e altre due chiese sono nate intorno alla cattedrale, vero e proprio luogo di culto e di cultura per oltre 4 secoli. E’ inoltre l’unica cattedrale della Scozia ad essere  sopravvissuta alla Controriforma. L’edificio del XII secolo ospita inoltre una delle più rare collezioni di vetrate a piombo dell’intera Inghilterra.

Dopo la visita alla Cattedrale, procediamo verso la stazione ferroviaria di Queens Street, dove ci aspetta un viaggio di circa un’ora per raggiungere Balloch, porto di accesso meridionale al complesso di laghi formati dal Loch Lomond e dal Lake Cathrine. Il Loch Lomond, famoso per le sue leggende e le sue canzoni, è il secondo lago d’acqua dolce più grande della Scozia, dopo quello di Loch Ness, si sviluppa per una lunghezza di 37 km e una larghezza massima di circa 2. La sua posizione sulla baia gli garantisce un clima più mite rispetto a quello del lago di Loch Ness, con temperature dell’acqua che arrivano anche a 14 gradi in estate (praticamente calda per lo standard scozzese). Intorno al lago sorgono diversi borghi, il più caratteristico dei quali è Luss, sulla costa occidentale, grazie ai suoi numerosi cottage e ai numerosissimi fiori che lo contornano. Le coste del lago sono inoltre famose per ospitare uno dei campi da golf più esclusivi al mondo, nonché diversi hotel a 5 stelle che offrono un comodo servizio di idrovolanti per facilitare l’arrivo degli ospiti. Inoltre, sempre sul lago sorge una delle dimore estive di Winston Churchill, solitamente usata per ospitare Capi di Stato o ospiti particolarmente interessati al golf.

Dopo la nostra breve crociera sul lago, ci dirigiamo di nuovo verso Glasgow, fermandoci questa volta al Riverside Museum, una delle 3 aree espositive della città. Il Riverside Museum deve il suo nome al fatto di trovarsi, appunto, sul lungo fiume, ed espone al suo interno tutto ciò che riguarda i trasporti. Dalle Bentley del 1910 alle grandi locomotive inglesi di stanza in sud Africa durante l’Ottocento, fino ai tram di Glasgow, oramai sostituiti da una più che efficiente rete di autobus. Non mancano i transatlantici, con fedeli riproduzioni in scala di alcune importanti unità  per l’Inghilterra, tra cui il Titanic e qualche “Queens” della Cunard.

Torniamo quindi in centro, con una sola tappa in mente: Argyle Street, la via dello shopping e dei pub. Spendiamo qui le nostre ultime ore a terra, prima di riprendere il treno delle 20, che in 35 minuti ci ricondurrà alla stazione di Greenock. A differenza della mattina però, scendiamo a Greenock Central, anziché a Greenock West, così da avere la possibilità di curiosare per le stradine di questa piccola ma viva città. Grazie alla partenza in tarda notte (alle 2.00), ci godiamo la serata a bordo, ammirando  il Firth of Clyde, in attesa del ritorno di alcuni passeggeri  dalla parata militare, la Royal Military Tattoo ad Edimburgo.

DAL PONTE DI COMANDO

Una volta usciti dal Firth of Clyde, puntiamo la prua verso Nord, superiamo l’isola di Kintyre, e ci dirigiamo verso il canale delle Ebridi. Tra Greenock e Invergorden la distanza da percorrere è di 463 miglia nautiche.

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DAY 8 – NAVIGAZIONE

DAL PONTE DI COMANDO

Dopo aver percorso oltre 170 miglia, verso le 14:00 iniziamo la navigazione nel canale North Minch, situato tra l’isola di Lewis e le Highlands nord-occidentali, seguendo una rotta con direzione Nord-Est. All’incirca a mezzanotte e trenta attraversiamo lo Stretto di Pentland, nell’estremo nord della Scozia, dove navighiamo tra le correnti più forti di Inghilterra e tra le isole Orcadi e Caithness. In prima mattinata, ci dirigiamo quindi verso il Moray Firth, punto di accesso alla baia di Invergordon, la Cromarty Firth.

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DAY 9 – INVERGORDON (INVERNESS – LOCH NESS)

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Arriviamo ad Invergordon in una tipica mattinata scozzese, dove nebbia e pioggia ci danno il benvenuto. Ma non demordiamo e come tutti i giorni alle 7:30 siamo a fare colazione. Scendiamo per le 8.30 e ci dirigiamo a prendere l’autobus che ci accompagnerà in circa 40 minuti a Inverness. Oltre al solito servizio di linea tra le due città, sono previste delle corse speciali per gli ospiti della nave. Noi saliamo su una di queste e per 11 sterline a testa, otteniamo un biglietto giornaliero per tutte le linee di autobus nella regione di Inverness. Arriviamo in centro verso le ore 10, il primo bus per il lago di Loch Ness non partirà prima di un’ora e mezzo e decidiamo così di curiosare per le vie di Inverness.

La città di Inverness è l’ultimo centro abitato di grandi dimensioni della Scozia, il più settentrionale e remoto, ma facilmente raggiungibile in bus, auto, treno ed aereo, e naturalmente in nave da Invergordon. Sorge lungo le sponde del fiume Ness, a pochi chilometri di distanza dalle chiuse che separano il lago dal fiume. Il centro di Inverness è molto grazioso, pieno zeppo di negozi locali. Non mancano poi negozi dove acquistare prodotti in lana scozzese, il tartan, una delle migliori al mondo per qualità. Inoltre, data la sua presenza all’estremità del fiume, come ogni cittadina nata nel medioevo, ha il proprio castello, attualmente non visitabile a causa di lavoro di restauro, ma davvero bello. Da lasciar senza fiato, la lunga passeggiata di oltre 15 km che dal centro arriva fino alla sponda orientale del lago di Loch Ness.

Dopo aver visitato Inverness, la nostra giornata prosegue alla volta del lago e alla ricerca di Nessie. Sempre con il biglietto acquistato in mattinata,  prendiamo un bus di linea alla volta del castello di Urquhart, dove il mostro di Loch Ness dovrebbe abitare. Il castello venne edificato probabilmente nel corso del XIII secolo e ricoprì un ruolo fondamentale nella guerra d’indipendenza scozzese del XIV secolo. Venne volontariamente distrutto in parte per evitare che i Giacobiti, il movimento che voleva il ritorno degli Stuart sul trono inglese, potesse impossessarsene.

 Del castello oggi resta ben poco, alcune mura, due torri di osservazione ed alcune altre parti non visitabili. Noi decidiamo di non entrare: il tempo è poco e la fila molto lunga. Abbiamo però potuto fotografare il castello e il lago di Loch Ness durante la sosta. Esistono anche crociere sul fiume dalla durata variabile da 1  a 7 ore, con tanto di pranzo a bordo. La maggior parte delle crociere prevede l’ingresso al castello (compreso nel prezzo). Noi abbiamo evitato la crociera visto il brutto tempo e la temperatura vicina ai 10 gradi. La giornata ha poi preso un risvolto diverso nel pomeriggio, con tanto sole. Ah, nonostante tutto, Nessie però non si è fatto vedere!

Torniamo quindi a bordo del nostro double decker (si chiamano così in Inghilterra gli autobus a due piani di linea), che ci riporta a Inverness e poi a Invergordon, dove riavvicinandoci alla nave, potremo ammirare il fiume Ness e le varie cittadine che sorgono lungo le sue sponde.

Tornati in porto notiamo l’attività principale della cittadina che ci ospita, cioè l’allestimento e la demolizione delle piattaforme petrolifere, numerosissime in questa zona del Mare del Nord.

DAL PONTE DI COMANDO

La Caribbean Princess salpa alle ore 18:04direzione Edimburgo, a 191 miglia nautiche dalla nostra posizione attuale.

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DAY 10 – SOUTH QUEENSFERRY (EDIMBURGO)

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Siamo entrati nella Firth of Forth alle ore 05:37, procedendo verso South Queensferry, dove la nave ha calato le ancore alle 07:19. Subito dopo è iniziata la discesa con i tender. Salire sui tender con Princess è sempre un’esperienza positiva, si va al ristorante individuato come punto di incontro e di distribuzione del relativo ticket e, dopo un’attesa mai superiore ai 15 minuti, si inizia lo sbarco. Il tender a South Queensferry ha impiegato ben 20 minuti a raggiungere la terraferma, offrendoci uno spettacolo notevole. Oltre a poter passare al di sotto del ponte ferroviario costruito nel 1890, abbiamo avuto la possibilità  di ammirare la  nave in tutta la sua maestosità, ancorata nella baia.
Una volta scesi a terra, musicisti scozzesi ci hanno accolto suonando le tipiche musiche della Military Tattoo, per lo più antiche marce militari.
Quando si sbarca a South Queensferry, raggiungere Edimburgo non è per niente comodo. La stazione dei treni di Dalmery si trova a un chilometro di distanza circa. Anche il servizio di linea di autobus non è facilmente raggiungibile, transitando anch’essi in stazione. Quindi l’unica opzione che resta è il taxi: 25 sterline a tratta dal porto al centro di Edimburgo. Oppure un comodissimo servizio di bus privati che con 10 sterline a persona a/r ci accompagna nel centro di Edimburgo (Charlotte Square). Il servizio viene proposto regolarmente ogni 30’ dal porto e fino alle 16:30 dal centro città.
A causa poi delle maree e della posizione poco riparata, la partenza degli ultimi tender dovrà avvenire entro le 18, essendo impossibile l’attraccato dopo questo orario.

Arriviamo a Edimburgo alle 9:10 e di buona lena ci dirigiamo verso quello che è il simbolo della città, il castello. Al costo d’ingresso di 16.50 sterline, visitiamo gli appartamenti di Stato compresa la camera da letto ove Maria Stuarda diede alla luce Giacomo VI di Scozia, divenuto in seguito re d’Inghilterra con il nome di Giacomo I. Nella sala detta Crown Chamber sono esposti i gioielli della corona scozzese (Scottish Crown Jewels o Honours of Scotland). La struttura più antica del castello è la Cappella di Santa Margherita (St Margarets’ Chapel), realizzata nel XII secolo e dedicata alla moglie di re Malcom III. Vediamo anche la “Stone of Scone”, o “Pietra del Destino” sulla quale venivano incoronati i re di Scozia da tempi immemorabili. Nel 1296 la pietra fu trasferita a Londra per ordine di re Edoardo I e posta ai piedi del trono nell’abbazia di Westminster. Solo nel novembre del 1996 fu restituita alla Scozia e rimessa nella sua collocazione originaria con una solenne cerimonia.
I disabili possono facilmente accedere al castello usufruendo di un servizio gratuito di trasporto, da richiedere al personale in servizio all’ingresso.
Il castello di Edimburgo, dove si tiene l’Edinburgh Tattoo, è una magnifica fortezza situata su uno dei punti più alti della città. La struttura è stata costantemente utilizzata per oltre 1000 anni ed è ancora oggi in ottime condizioni.

Dopo la visita al castello proseguiamo sul Royal Mile (High Street), vero e proprio cardine della città vecchia. Durante la passeggiata su questo viale, troviamo artisti di strada ad ogni metro ed apprezziamo l’aria di festa e d’arte che solo Edimburgo è in grado di offrire, grazie anche al Fringe Festival,  che da’ la possibilità ogni anno ad oltre 1.000 artisti di esibirsi lungo la via. Una volta aver assaporato lo spirito del Fringe Festival, scendiamo dall’altura del castello in direzione Princess Street Gardens. Situati tra i due quartieri centrali, questi imponenti giardini sorgono in una stretta valle, in origine occupata dal Nor’ Loch, una palude che proteggeva il lato nord della città. La palude è stata prosciugata all’inizio del XIX secolo e trasformata in un giardino, il cui fondo nasconde la linea ferroviaria principale della città e la Waverly Station.
A metà del parco, con il materiale sterrato dalla palude, è stato creato il Mound che ospita due dei musei più imporanti della città – la Royal Scottish Academy e la Scottish National Gallery – e fornisce uno dei collegamenti principali tra le due parti del centro. Da visitare nei Princes Gardens il Floral Clock (un orologio funzionante realizzato ogni anno con fiori diversi) all’estremità occidentale dei giardini, l’imponente monumento a Sir Walter Scott (è possibile salire a piedi fino alla guglia principale per godere di un favoloso panorama della città) e il Ross Bandstand, al centro dei giardini, dove  per tutta l’estate si svolgono concerti gratuiti di musica classica.

La nostra giornata continua alla scoperta del le meraviglie di Edimburgo, passando per la sede del parlamento Scozzese, per la Cattedrale e infine per i principali  pub e locali tipici. Siamo capitati per puro caso in uno dei pub più famosi, dove per poche sterline abbiamo gustato un fantastico Fish & Chips, oltre ad una buonissima birra tipica scozzese. Il fascino di una città come Edimburgo non si può descrivere né con le parole, né con le immagini: è una città che va vissuta in prima persona. Ci ha colpito comunque la sua anima culturale: in una sola giornata, ad esempio, avremmo potuto assistere ad oltre 100 spettacoli di strada al Fringe Festival, alla Royal Military Tattoo, al festival del libro ed ancora a numerose esibizioni live nei vari locali. Senza contare gli  100 teatri indipendenti che ospitano ogni giorno spettacoli di vario genere.

Per  un’esperienza diversa, si può anche fare un salto sul Her Majesty Yacht Britanniaancorato nel porto di Leith, dove scoprire la vita di bordo della famiglia reale durante gli anni di servizio di questa splendida imbarcazione.

La nostra giornata in città termina alle 16, quando ci accingiamo a prendere lo shuttle bus che dopo circa 30 minuti ci riporta in porto. Torniamo a bordo con nel cuore il ricordo di una città assolutamente incredibile.

Per chi volesse assistere alla Royal Military Tattoo, Princess Cruises offre due escursioni da Greenock (Glasgow). Una include il transfer a Edimburgo, l’ingresso nell’area e il ritorno in porto, che avviene verso le ore 2 di notte. In alternativa, potrete provare un’esperienza VIP che prevede il transfer e l’ingresso all’area vip, posti esclusivi, cena nel castello e un souvenir speciale come ricordo dell’evento.

DAL PONTE DI COMANDO

Caricata l’ultima lancia a bordo, siamo pronti a procede in direzione Sud, nel Firth of Forth da cui usciamo alle 20:07. Ci aspettano ora le restanti 470 miglia nautiche che ci separano da Le Havre, in Francia.

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DAY 11 – NAVIGAZIONE 

DAL PONTE DI COMANDO

Navigando verso Sud, ci prepariamo ad attraversare lo Stretto di Dover, uno dei tratti marittimi più affollati al mondo, in cui nel punto più vicino Inghilterra e Francia distano solo 33 chilometri e nelle giornate più limpide sono entrambe visibili da costa a costa. 

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DAY 12 – LE HAVRE (FRANCIA)

Dopo un giorno di navigazione trascorso nel relax più totale, arriviamo a Le Havre, Alle 8, mentre numerosi ospiti sono già a terra e un migliaio di loro sui bus per Parigi, noi propendiamo per una destinazione più vicina. Noleggiamo  una macchina per 80 euro e partiamo per Etretat.

Étretat è un piccolo comune di 1.535 abitanti situato nel dipartimento della Senna Marittima, nella regione dell’Alta Normandia, ed affacciato sul Canale della Manica. Sorto come un modesto villaggio di pescatori, la località oggi è una delle stazioni balneari più rinomate della Francia per la bellezza delle spiagge ghiaiose e per le sue falesie naturali di calcare a picco sul mare, che includono anche un famoso arco naturale. Queste scogliere, insieme alle spiagge frequentate da villeggianti, hanno attratto in passato molti artisti, tra cui i pittori Eugène Boudin, Gustave Courbet e Claude Monet, ma anche scrittori come Maurice Leblanc, che vi ha ambientato un racconto del suo personaggio più famoso, Arsenio Lupin, Gustave Flaubert e Guy de Maupassant.

Dopo la visita a Etretat, alla passeggiata fin sopra la scogliera e ad un bagno nelle acque relativamente fredde della Manica, saliamo di nuovo a bordo della nostra auto con destinazione Honfleur, comune francese di 9.000 anime, situato sulla foce della Senna, nella Bassa Normandia. Durante il viaggio bisogna attraversare il Ponte di Normandia, opera ingegneritstica davvero imponente. Il ponte venne costruito nel 1995, scavalcando la Senna a 59 metri di altezza, su una campata di 850 metri. Ad oggi è il ponte strallato (cioè un ponte di tipo “sospeso” nel quale l’impalcato è retto da una serie di cavi, gli stralli, ancorati a piloni di sostegno) più grande d’Europa.
Dopo aver attraversato il ponte giungiamo a Honfleur, uno dei borghi più belli di Francia. La cittadina venne riconosciuta per la prima volta già nel 1027 da Riccardo III. Situata sull’estuario della Senna con un porto sicuro e un entroterra relativamente ricco, Honfleur sfruttò la sua posizione strategica dall’inizio della guerra dei cento anni. Risparmiata dai bombardamenti alleati della seconda guerra mondiale, conserva ancora oggi le sue alte case scandinave con muri a travi e mattoni crudi di paglia e fango (torchis). Ma il monumento il più originale è la chiesa Santa Caterina, il cui soffitto-volta è costituito da un immenso drakkar rovesciato.

Dopo aver visitato i vicoli della cittadina, ed aver pranzato in uno dei tanti ristoranti che si affacciano sull’antico bacino, riprendiamo  la macchina in direzione Le Havre, per scoprire la città che oggi ospita tra l’altro, insieme alla nostra nave, anche la nuova  Aidaprima, nave iper-tecnologica di cui molte volte abbiamo parlato su queste pagine.
Le Havre è una città portuale sulla riva destra della Senna, conta circa 200.000 abitanti ed è il secondo porto in Francia per numero di merci. E’ l’unica città moderna in Europa ad essere inserita tra i siti patrimonio dell’Unesco, grazie al suo essere  ‹‹…un esempio eccezionale d’architettura e d’urbanistica del dopo guerra ››.

DAL PONTE DI COMANDO

Siamo, purtroppo, pronti all’ultima notte di navigazione. La Caribbean Princess fa rotta verso il suo home-port, Southampton, distante 79 miglia, che raggiungeremo dopo circa 9 ore di navigazione ad una velocità media di circa 12 nodi.

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DAY 13 – SOUTHAMPTON (Sbarco)

DAL PONTE DI COMANDO

Alle 02:15, entriamo nel bacino di Southampton, pronti all’ultimo attracco della crociera. Alle 02:30 imbarchiamo il pilota che ci accompagnerà fino in porto, entrando nel canale del Solent, dopo aver superato l’isola di White. Alle 05:00 la Caribbean Princess ormeggia al Queen Elizabeth Terminal di Southampton, pronta a sbarcare i suoi 3.534 passeggeri ed a salpare nuovamente per la sua ultima crociera nelle British Isles del 2016.

Sbarchiamo velocemente alle 08:15, dopo un’attesa di circa 10 minuti. Le procedure di sbarco sono velocissime e organizzate in fasce orarie.  In circa 5 ore la nave si svuota, pronta ad accogliere nuovi passeggeri.
Subito dopo aver recuperato i bagagli, un taxi ci accompagna in stazione e da lì prendiamo il treno per l’aeroporto di Gatwick, da cui partirà il nostro volo per Roma che ci riporterà in Italia e alla vita quotidiana.

Salutiamo la Caribbean Princess, la nostra casa per 13 giorni, una nave fantastica che non sfigura nonostante i suoi 12 anni di età. Abbiamo percorso oltre 4.000 km, circumnavigando le British Isles, visitando posti magici e restandone affascinati.

Finisce qui la seconda parte del nostro diario di viaggio. Restate connessi: nei prossimi giorni la recensione completa della Caribbean Princess!

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  • Paoletta

    Grazie Luca per questo bellissimo reportage! Un itinerario bellissimo, un po’ inconsueto per una crociera, almeno per me, ma molto interessante, Non mancherò di seguirti anche nelle prossime tappe. Buon divertimento!