Norwegian Cruise Line pronta ad abbandonare il mercato cinese?

Norwegian Cruise Line pronta ad abbandonare il mercato cinese?

Tempo di nuove valutazioni sulle potenzialità del mercato asiatico da parte del brand americano Norwegian Cruise Line. La compagnia starebbe infatti pensando di ritirarsi dal mercato cinese, decisione che in parte rientrerebbe nell’ambito di un  cambio di strategia generale di gruppo.
Solo un anno fa, Norwegian Cruise Line aveva lanciato per il mercato asiatico la nuova e lussuosa Norwegian Joy, a cui era stata affidata una prima stagione di crociere da Shanghai. Stagione a cui era seguito, nel luglio scorso, l’annuncio di riposizionare la nave in Alaska, dopo un restyling generale, a partire da aprile del prossimo anno.

Norwegian Joy, Norwegian Cruise Line 2Fino a febbraio 2017, la Compagnia aveva anche parlato di una seconda nave da posizione in Cina. Tuttavia, probabilmente anche a causa delle crescenti tensioni tra la Cina e la Corea del Sud, il piano era stato ben presto dimenticato.

Spiegando la logica ufficiale della scelta della compagnia di spostare la nave dalla Cina all’Alaska, il Presidente e CEO NCL, Andy Stuart, ha dichiarato che: “La Cina è un buon mercato ma non è all’altezza dell’Alaska“. Così Norwegian Joy si unirà alla gemella Norwegian Bliss in un’area geografica altamente redditizia e contribuirà, secondo il Presidente, ad espandere la capacità del brand in Europa e nella regione australiana.

Tuttavia, secondo alcuni reportage raccolti recentemente da diversi media cinesi, emergerebbe anche un fattore culturale critico, legato al concetto di cibo “gratis” (compreso nel prezzo di crociera) a bordo, che avrebbe progressivamente portato a registrare enormi quantità di cibo sprecato, preso cioè dai vari buffet aperti e per la gran parte poi non consumato e lasciato sui tavoli, in attesa di essere gettato via. Ciò, nonostante l’avvio di un’attività di sensibilizzazione lanciata dalla compagnia finalizzata ad  invitare gli ospiti a servirsi con porzioni più piccole.
Un fenomeno che, se abbinato a livelli tariffari medi particolarmente bassi (i biglietti di crociera più economici partivano da circa 280 dollari), avrà in qualche modo contribuito alla decisione di focalizzare l’attenzione verso altri mercati.

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