Royal Caribbean: la compagnia taglia a Genova

Royal Caribbean ha avviato una procedura di licenziamento collettivo per dieci dipendenti della sede di Genova e della rete di vendita in Italia settentrionale. Il call center verrà ridimensionato e affiancato da un’altra struttura analoga in Romania. Anche se la compagnia statunitense, una delle due maggiori realtà mondiali nel settore delle crociere assieme a Carnival, assicura che la sede genovese, dove operava finora una quarantina di persone, è destinata a rimanere e a svolgere le sue attuali funzioni, si tratta di una ulteriore perdita di occupazione e di centralità del capoluogo ligure nello scenario dello shipping nazionale.
Negli anni scorsi sono stati numerosi gli episodi che hanno indebolito l’immagine commerciale e marittima della Superba: senza risalire al clamoroso flop della compagnia di crociere Festival o alla decisione di Costa Crociere e della compagnia mercantile danese Maersk di spostare a Savona investimenti in origine destinati a Genova per realizzare rispettivamente il proprio home port e un grande terminal per i contenitori, basti pensare in epoca più recente, complice la crisi, alle consistenti riduzioni di personale delle sedi di rappresentanza della stessa Maersk e della concorrente Hapag Lloyd. Ci sono state poi delle chiusure: nel 2009 la compagnia cinese China Shipping ha chiuso a Genova la propria sede di rappresentanza per tutto il Mediterraneo, mantenendo soltanto quella per Italia e Slovenia.

Nel 2012 se n’è andata Damco, società logistica del gruppo Ap Moeller Maersk e pochi mesi dopo anche il gruppo terminalistico Contship Italia ha chiuso le sedi di Genova e La Spezia per trasferirsi a Milano. E l’elenco potrebbe continuare. La crisi dello shipping genovese si è riflessa anche sull’armamento, che ha spostato altrove il proprio baricentro. Se si esclude il breve interim di Alcide Rosina nel 2005, è dagli anni 1990 che un genovese non presiede più Confitarma la confederazione delle compagnie armatoriali italiane. L’ultimo a farlo è stato Paolo Clerici. E nella lista va messa anche la vicenda dell’Emsa, l’Agenzia europea per la sicurezza marittima. Nel 2003 le associazioni dei giovani imprenditori cittadini si batterono per portarla a Genova, che aveva tutte le carte in regola per ospitarla, ma ancora una volta la città non seppe far valere il proprio peso e l’Unione europea premiò Lisbona. Adesso è Royal Caribbean che, nel suo piano di riorganizzazione internazionale, non solo ridimensiona la sede amministrativa italiana ma ha deciso che in Italia preferisce puntare come mete crocieristiche su Roma e Venezia, più appetibili per una clientela internazionale, e nel 2014 ha deciso di rinunciare a toccare Genova.

«Genova – spiega il direttore generale Gianni Rotondo – è già presidiata da Costa e Msc, che sono più radicate di noi sul mercato italiano. La decisione di concentrarci su Roma e Venezia è dovuta al fatto che hanno un aeroporto intercontinentale, Genova no. Il nuovo posizionamento delle navi ha finalità di agevolare l’arrivo di turisti dagli Stati Uniti, ma anche da Australia e dall’Asia, che è il mercato emergente per il nostro settore».
La compagnia ridurrà la propria capacità nel Mediterraneo nel 2014. Due navi di Royal Caribbean andranno via mentre ne arriverà una della Celebrity, altro marchio del gruppo statunitense. «Ma nel 2015 – assicura Rotondo – torneremo in forze. A febbraio annunceremo due importanti novità per la prossima stagione». Una delle novità sarà l’arrivo di una nave della classe Oasis, le più grandi attualmente in circolazione, capaci di portare quasi 6 mila passeggeri. In Italia, ma non a Genova.

Fonte: Shippingonline

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