«Cosa sta succedendo?». La lettera dei dipendenti di Costa Crociere

Da The Medi Telegraph, una lettera aperta inviata da un gruppo di 55 dipendenti di Costa Crociere:

 

protesta_dipendenti_CostaChe cosa succede in Costa Crociere? La domanda la giriamo alle istituzioni locali e nazionali, perché di una grande azienda italiana, sebbene acquisita da un colosso americano, stiamo parlando. Noi una risposta abbiamo provato ad averla dai vertici, dal signor Thamm in particolare, ma non l’abbiamo avuta. Ci dicono: è logico razionalizzare risorse umane e flussi di spesa. E ancora:Carnival vuole presidiare il mercato europeo con il suo marchio. E poi: Amburgo è una grande capitale dello shipping, logico trasferire lì una delle “teste” di Carnival. 

Sono risposte che non ci bastano.
Costa Crociere ha appena lanciato una campagna pubblicitaria che ne esalta l’italianità: ebbene, oggi quello spot appare grottesco. Amaro e grottesco. E, il signor Thamm ci perdonerà per questo slancio di italianità, offensivo per la tradizione e la storia del marchio Costa. Un marchio, uno stile, una qualità, un’eleganza che ci hanno sempre resi orgogliosi di appartenere a questa famiglia. Perché Costa Crociere è esattamente questo: una famiglia. Un luogo di lavoro dal quale siamo abituati a uscire con la consapevolezza e la soddisfazione di chi fa parte di un’eccellenza, di chi può guardare il concorrente sapendo di avere fatto meglio. Lavorare in Costa Crociere per noi è stato, è e vorremmo che rimanesse questo.
E’ ancora possibile credere in questo sogno, signor Thamm? Vorremmo saperlo da lei. Perché da qualche settimana nei nostri uffici girano brutte voci. Si dice che l’obiettivo sia di portata ben più ampia di quello annunciato ieri mattina. E’ vero? Quanto dobbiamo e possiamo stare tranquilli? Molti di noi sono giovani e la prospettiva di iniziare una nuova avventura in Germania non li spaventa. Altri hanno famiglia, o stanno pensando di costruirla, qui in Liguria: che futuro li aspetta?
Sappiamo tutti che la tragedia dell’isola del Giglio ha inciso pesantemente sull’immagine non solo di Costa, ma dell’intero settore cruise. Ma lei e i suoi collaboratori dovete darci atto di avere dato il massimo, sempre, per restituir e alla compagnia il prestigio e il livello di affidabilità che la clientela giustamente pretende. Crediamo, modestia a parte, di esserci riusciti. Tutti, nessuno escluso.
Per tutti questi motivi chiediamo alle istituzioni e ai media di non abbandonarci e all’azienda di essere chiara e trasparente sul futuro di Costa Crociere.

Seguono 55 firme

Aggiornamento del 31/01/2015

Dietro il trasferimento di 4 dipartimenti di Costa Crociere ad Amburgo ci sarebbe anche la gestione dell’emergenza del naufragio di Concordia (32 morti).

Lo avrebbe detto Michael Thamm incontrando i lavoratori. “Il dipartimento di Marine operation (uno dei 4) è un settore cruciale, un centro di eccellenza anche per quanto concerne la sicurezza. E qui non ha funzionato. D’altra parte il caso Schettino e la vicenda della Concordia sono nate in questa cultura che io intendo estirpare”.

(ANSA)

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