Il Gruppo Carnival sotto accusa a Miami: a rischio l’attracco delle navi nei porti americani

Il Gruppo Carnival sotto accusa a Miami: a rischio l’attracco delle navi nei porti americani

E’ stata la minaccia di un giudice federale americano ad aver riempito la scorsa settimana le prime pagine dei media locali di Miami e coinvolto il primo gruppo crocieristico mondiale Carnival Corporation.
Alla base dell’accaduto, l’ipotesi concreta di bloccare temporaneamente gli attracchi nei porti americani delle navi delle compagnie Carnival Cruise Line e Princess Cruises, per presunte violazioni avvenute durante il periodo di sospensiva della pena inflitta al colosso americano nel 2017.

Due anni fa, il gruppo Carnival aveva pattuito un accordo con le autorità federali americane da 40 milioni di dollari per aver scaricato illegalmente petrolio in mare dalle sue navi della flotta Princess Cruises per un periodo di otto anni e per aver nel contempo mentito sulla reale situazione alle autorità statunitensi. Successivamente all’accordo, il Gruppo, secondo fonti giornalistiche americane, avrebbe cercato di oscurare fatti e prassi seguite a bordo, preparando anticipatamente gli equipaggi alle ispezioni ordinate dal tribunale e previste dall’accordo stesso, falsificando documenti ed ancora, in una serie di occasioni, avrebbe gettato al largo delle coste dell’Alaska rifiuti di plastica e scaricato illegalmente acque grigie. Inoltre, sempre secondo fonti locali, la società avrebbe anche cercato di fare pressioni sulla Guardia costiera americana per modificare i termini dell’intesa raggiunta.

In una dichiarazione rilasciata dopo l’udienza della scorsa settimana davanti al giudice distrettuale degli Stati Uniti, Patricia Seitz, il Chief Communications Officer di Carnival Corporation, Roger Frizzel, ha dichiarato: “Sembra siano stati commessi alcuni errori da parte di altri soggetti in tribunale. Intendiamo affrontare completamente tutti gli aspetti sollevati durante l’udienza di oggi. La responsabilità ambientale è una priorità assoluta per l’azienda. La nostra aspirazione è quella di lasciare i luoghi che tocchiamo con le nostre navi in condizioni ancora migliori rispetto alle preesistenti“.

In attesa dell’udienza prevista per giugno, che potrebbe portare alla revoca dell’intesa e al blocco dei porti, il giudice distrettuale Seitz ha espressamente richiesto che all’appuntamento partecipino anche Micky Arison ed il Presidente del Gruppo Carnival, Arnold Donald, così da rispondere alle domande.

L’intesa raggiunta nel 2017 prevede che un revisore esterno nominato dal tribunale controlli periodicamente le navi del gruppo per un periodo di cinque anni. Secondo quanto dichiarato dalla corte, nel corso del 2017 Carnival avrebbe predisposto un programma volto a preparare anticipatamente gli audit, al fine di evitare qualsiasi risultato negativo. Il giudice aveva già intimato alla società di interrompere la pratica a dicembre 2017 e la compagnia dichiarò allora di essersi allineata. Ma recentemente i procuratori federali sono tornati in argomento, sostenendo che il gruppo avrebbe continuato con tale pratica anche nel 2018.

I pubblici ministeri avrebbero, nell’accusa, fatto riferimento a e-mail interne condivise da alcuni marchi del Gruppo nelle quali venivano discusse modalità su come prepararsi agli audit ed evitare risultati negativi.
Secondo i documenti del tribunale, Carnival e le sue sussidiarie avrebbero ripetutamente falsificato documenti interni anche a settembre 2018, quando un ingegnere della nave Westerdam di Holland America Line avrebbe contraffatto un libro di manutenzione per far sembrare, contrariamente alla realtà, che una particolare apparecchiatura di bordo fosse stata pulita e testata.
Ed ancora, nel corso di un’ispezione avvenuta nel dicembre 2018 a bordo di Carnival Elation, le autorità federali avrebbero scoperto avvenuti scarichi in mare di rifiuti plastici, dovuti ad una mancata separazione della plastica dagli avanzi di cibo. Pratiche simili anche a bordo delle navi Sea Princess, Ruby Princess e Carnival Dream.
A queste, si aggiungerebbero una serie di altre rilevazioni analoghe segnalate tra il 2017 e il 2018 e che riguarderebbero i brand Holland America Line, Princess Cruises ed ancora Carnival Cruise Line.

 

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