Cancellazioni, porti chiusi e quarantena: il coronavirus mette in ginocchio le crociere in Cina

L’epidemia da coronavirus in Cina sta causando un grave caos nel settore delle crociere, trasformando le lussuose vacanze in mare in viaggi verso il nulla, per via del fatto che alle navi sempre più spesso viene negato l’ingresso nei porti.

Sono 21 le navi da crociera ad aver visitato la Cina dal gennaio scorso e alcune di loro ancora oggi non sono in grado di garantire gli itinerari. Non hanno sostanzialmente un posto dove andare: Giappone, Corea del Sud, Taiwan, Filippine e Vietnam negano il più delle volte l’attracco, temendo quello che sta già succedendo a Yokohama, in Giappone, dove la Diamond Princess, con a bordo 64 contagiati, si trova ancorata nella baia con oltre 3.700 persone – tra passeggeri ed equipaggio – in quarantena fino al prossimo 19 febbraio. Durante la giornata di sabato, gli elicotteri militari giapponesi hanno dall’alto rifornito la nave di medicinali e altri beni primari. A bordo anche 35 italiani, di cui 25 membri dell’equipaggio.

Una delle navi che sta lottando in queste ore per trovare un posto dove gettare l’ancora, è la Westerdam, unità della flotta di Holland America Line. Con una capacità di 1.960 passeggeri e circa 800 membri di equipaggio, Westerdam ha lasciato Hong Kong il 1° febbraio. Giovedì scorso è giunta a 100 km dal porto di Ishigaki, a Okinawa, in Giappone, ma non ha potuto fermarsi per la mancata autorizzazione del governo giapponese.
Anche Taiwan, Corea del Sud e le Filippine hanno respinto la richiesta di Westerdam, costringendo la nave, di fatto, a orientare la prua verso il Sud Pacifico.

Difficoltà anche per Costa Serena e Costa Venezia, due delle unità della flotta cinese di Costa Crociere: entrambe sono rimaste al largo, nel Mar Cinese Orientale, vicino alla Corea del Sud.

E così pure la Seabourn Ovation del luxury brand Seabourn, che ha lasciato domenica scorsa il porto di Hong Kong ma solo due giorni fa è riuscita a fare scalo in Thailandia, dopo aver ricevuto diversi dinieghi lungo la rotta.

La situazione creatasi genererà un danno enorme a tutti gli operatori impegnati nell’area. Le cancellazioni aumentano e le restrizioni all’imbarco diventano sempre più stringenti. Le compagnie associate alla CLIA hanno deciso ad esempio di negare tassativamente l’imbarco a passeggeri ed equipaggio che hanno visitato la Cina Continentale negli ultimi 14 giorni. Alcune compagnie, come Royal Caribbean International e Norwegian Cruise Line, si sono spinte oltre, negando l’accesso a bordo a tutti i passeggeri con passaporto cinese, di Hong Kong e di Macao. 

Ma non basta. Costa Crociere ha sospeso tutte le sue crociere in Asia dal 25 gennaio scorso fino a fine febbraio. I passeggeri saranno tutti rimborsati. Le quattro navi posizionate nella regione, Costa Venezia, Costa Serena, Costa Atlantica e Costa neoRomantica, sono ferme nei porti di Giappone e Corea del Sud in attesa di notizie. A bordo ci sono solo gli equipaggi.

Norwegian Cruise Line, che prenderà in consegna nei prossimi giorni la rinnovata Norwegian Spirit, ha cancellato venerdì tutta la programmazione in Asia della nave con crociere originariamente previste dal 15 aprile al 7 dicembre 2020.

A tutto ciò si aggiunge anche la posizione di Royal Caribbean che ha annullato 8 partenze dalla Cina previste a marzo, dichiarando nel contempo che se l’epidemia dovesse continuare, è già pronto un piano di emergenza che potrebbe portare ad una netta ridistribuzione delle navi. 
Dubbi simili anche per molte altre compagnie, consapevoli però anche che un eventuale ritiro dall’area potrebbe rivelarsi antieconomico, a causa principalmente della presenza già importante di altre navi in Europa e nella regione dei Caraibi.

 

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