L’Arabia Saudita scommette sull’industria crocieristica ed entra nel capitale di Carnival Corporation

Il Fondo Sovrano per gli investimenti pubblici dell’Arabia Saudita (PIF) strizza l’occhio all’industria crocieristica e conferma di aver acquistato una partecipazione dell’8,2% del capitale del colosso americano Carnival, dopo precedenti scommesse di alto profilo su società come Tesla e Uber.
La posizione del fondo nel gruppo americano ammonta a circa 430 milioni di dollari sulla scorta dei prezzi attuali delle azioni della società, un valore che è aumentato del 23% dopo l’annuncio del fondo, ma che risulta ancora in calo di quasi l’80% da inizio anno.

Il PIF, utilizzato dal principe ereditario Mohammed bin Salman per far crescere e diversificare gli interessi economici dell’Araiba Saudita e con un patrimonio superiore ai 300 miliardi di dollari, ha rivelato di possedere 43,5 milioni di azioni presso un deposito regolarmente sottoscritto dal suo Amministratore, Yasir-al-Rumayyan, stretto alleato del principe. L’acquisto segna un raro caso di fiducia degli investitori verso un settore duramente colpito dagli effetti della pandemia di coronavirus: tutti i grandi operatori del settore hanno sospeso le attività almeno fino a maggio e i prezzi delle azioni sono crollati di conseguenza. Carnival, nello specifico, ha dichiarato nei giorni scorsi che dovrà spendere fino a 1 miliardo di dollari al mese per sostenere i costi operativi legati a tutte le sue navi ferme nei porti, per rimborsare i clienti relativamente alle prenotazioni cancellate e per onorare gli ordini legati alle nuove commesse.

Un portavoce vicino alla corte saudita ha dichiarato: “Qualsiasi investitore dovrebbe guardare alle opportunità globali, facendo tesoro delle lezioni apprese dal 2008: acquistare in settori sottovalutati“. Questa persona avrebbe anche aggiunto che il PIF sarà ancora attivo nelle negoziazioni delle prossime settimane. “Faremo ancora acquisizioni nelle prossime settimane. Questa è una fase di buone opportunità“.

Carnival ha al momento rifiutato di rilasciare dichiarazioni ai media americani.

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