L’industria crocieristica ha fondi sufficienti per resistere al fermo delle attività. Ma quando e come torneranno a bordo i passeggeri?

Nonostante le cancellazioni di massa abbiano interessato in questa fase di emergenza l’industria crocieristica a livello globale, i maggiori player del mercato – Carnival Corporation, Royal Caribbean Cruises e Norwegian Cruise Line Holdings – sono riusciti nelle ultime settimane a raccogliere capitali sufficienti per sopravvivere almeno 10 mesi al fermo delle attività. 

Ma una volta arginata la pandemia, con che tempi le navi torneranno ad essere cariche di passeggeri?

E’ uno dei quesiti su cui ruotano le analisi della stampa americana in questi giorni. Finora l’industria ha ripetutamente contestato i numerosi avvertimenti dei funzionari sanitari federali secondo i quali le navi da crociera rappresentano un pericolo maggiore per la diffusione di malattie infettive rispetto ad altri ambienti. 
Ma con ogni probabilità cambieranno le aspettative dei passeggeri, diventando più alte relativamente all’esigenza di trovare a bordo processi ancora più rigidi per garantire la massima sicurezza di passeggeri ed equipaggio.
E se il comparto continua a registrare un flusso costante di prenotazioni per il 2021, bisogna considerare che in molti casi si tratta di pratiche legate all’utilizzo dei voucher che le compagnie hanno distribuito ai passeggeri interessati dalle cancellazioni dovute allo scoppio della pandemia.

Di fronte ad uno stop tanto improvviso quanto prolungato, tutti i maggiori player guardano con estrema attenzione e prudenza al futuro. I tre Big del mercato sono stati esclusi dalla legge federale americana sugli aiuti correlati al coronavirus, perché fiscalmente residenti al di fuori del territorio degli Stati Uniti. Carnival, ad esempio è compagnia panamense, Royal Caribbean Cruises liberiana e Norwegian Cruise Line posa le sue radici alle Bermuda.
Tuttavia, tutte e tre le realtà sono riuscite a rimediare attraverso i mercati dei capitali, oltre che grazie ad un processo di riduzione massiva dei costi.
Carnival ha raccolto in questo periodo 6 miliardi di dollari attraverso un nuovo prestito obbligazionario ed un aumento di capitale con l’emissione di nuovi titoli azionari (tra i nuovi soci anche una partecipazione rilevante del Fondo di investimenti pubblici dell’Arabia Saudita).

Royal Caribbean ha attinto per circa 3,5 miliardi di dollari dagli strumenti di credito esistenti e parallelamente mercoledì scorso ha annunciato il licenziamento del 26% del personale americano impiegato. “Abbiamo comunicato ai nostri dipendenti la difficile scelta di dover licenziare il 26% dei circa 5.000 nostri collaboratori negli Stati Uniti“, ha dichiarato la società in una nota. “In precedenza avevamo già annunciato la conclusione anticipata di numerosi contratti dei nostri equipaggi. Le circostanze della pandemia hanno reso inevitabili queste azioni e fa male separarsi da così tante persone buone e di talento“. 
Tra gli uscenti, anche Larry Pimentel, CEO della controllata Azamara Club Cruises, considerato vero e proprio innovatore del settore e molto rispettato. In una lettera pubblica inviata ai dipendenti, il manager ha affermato di allontanarsi volontariamente dall’azienda per ridurre l’impatto della situazione sugli altri ed ha espresso massima fiducia nella leadership del marchio.
Infine, tra i tagli drastici, anche la sospensione del progetto da 300 milioni di dollari di costruzione di una sede più grande a PortMiami.

Misure radicali anche per Norwegian Cruise Line che ha nei giorni scorsi annunciato un’importante revisione della sua struttura retributiva, con una riduzione degli stipendi dei dipendenti impiegati a terra del 20% su base temporanea, a partire dal 30 marzo e fino, al momento, a fine giugno. A ciò si affiancherà, per il personale impiegato non in attività commerciali, anche una riduzione della settimana lavorativa a 4 giorni, dal lunedì al giovedì.

Nessuno al momento ha pubblicato previsioni o aggiornamenti su quelli che potrebbero essere possibili scenari. Recentemente il CEO di Carnival, Arnold Donald, avrebbe dichiarato alla stampa americana che il Gruppo è pronto anche allo scenario peggiore: zero entrate per tutto il rimanente 2020.

Dopo utili da record nel 2019, attestatisi a 3 miliardi di dollari per il colosso Carnival, a 1,9 miliardi di dollari per Royal Caribbean e a 930 milioni per Norwegian Cruise Line, lo stop alle navi da crociera ha inflitto un duro colpo all’intero comparto. Da inizio anno, le azioni Carnival hanno perso il 79% del loro valore iniziale, calo del 75% per Royal Caribbean ed ancora -81% per Norwegian Cruise Line.
 

Carnival gestisce complessivamente 104 navi attraverso i suoi nove marchi: Carnival Cruise Line, Princess Cruises, Holland America Line, Seabourn, P&O Cruise, Costa Crociere, AIDA Cruises, P&O Cruises Australia, Cunard Line.
Royal Caribbean gestisce 51 navi con i suoi quattro marchi: Royal Caribbean International, Celebrity Cruises, Azamara Club Cruises e Silversa.
A Norwegian Cruise Line Holding fanno capo 27 navi distribuite tra i suoi tre marchi: Norwegian Cruise Line, Oceania Cruises e Regent Seven Seas Cruises. 

Secondo le ultime analisi di UBS, si stima che Carnival Corporation abbia ad oggi abbastanza liquidità per sopravvivere senza entrate per circa 14 mesi, seguita da Royal Caribbean con un’autonomia di 11-12 mesi e da Norwegian Cruise Line, con disponibilità sufficienti per 9-10 mesi.

Gli analisti di Deutsche Bank vedono invece una ripresa lenta per l’industria, con il ritorno alle normali attività commerciali nel 2023. Ma molto dipenderà da come i clienti risponderanno alla minaccia latente del coronavirus.

Il fatto che alla fine le cose andranno esattamente in questo modo dipenderà in gran parte dalla volontà dei consumatori (e dalla loro capacità finanziaria) di tornare in mare“, ha dichiarato Deutsche Bank in una nota. “Crediamo che ci sia un gran numero di appassionati di crociere che saliranno a bordo non appena saranno in grado di farlo di nuovo, ma crediamo anche che ci saranno molti clienti (in particolare i potenziali nuovi crocieristi) che potrebbero esitare a salire a bordo di una nave per un certo periodo di tempo“.

Nonostante il nuovo “No Sail Order” ponga un blocco alle navi fino al 24 luglio o comunque fino a quando la pandemia non verrà considerata conclusa dalle autorità sanitarie americane, le compagnie continuano a dichiarare che torneranno in mare prima di allora.

Inevitabile allora ripensare al prodotto crociera.

Proprio la scorsa settimana, Genting Cruise Lines – proprietario del brand di lusso Crystal Cruises e dei marchi orientali Star Cruises e Dream Cruises – ha annunciato che verranno introdotti a bordo nuovi protocolli non appena sarà autorizzata a riprendere le attività, tra cui l’obbligo di mascherine per tutti i membri di equipaggio e la disinfezione delle aree comuni con prodotti chimici ospedalieri ogni due ore.
Sempre dal colosso asiatico anche la recente proposta al governo cinese di poter effettuare crociere senza scali, in mare aperto, così da risolvere ogni possibile criticità circa la disponibilità di altri paesi ad accettare navi e passeggeri. In questo caso quindi la crociera diventerebbe la vera e unica destinazione della vacanza.

Ancora nulla di deciso invece in casa Carnival. “Dovremo lasciare che la società segua il suo corso nel determinare come affronterà un mondo che dovrà vivere con Covid-19 almeno fino a quando non verrà sviluppato un vaccino efficace“, ha dichiarato Donald la scorsa settimana. “Saremo conformi. Avremo esperti medici che decideranno quali saranno le azioni migliori da intraprendere“. Ed ancora: “ad oggi non è possibile fare previsioni. La ripresa delle crociere non sarà uniforme. E’ probabile che gli itinerari siano, almeno all’inizio, più brevi e più vicini a casa”. 

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