Le crociere stanno tornando. Ecco come si presenteranno

Mentre le principali catene alberghiere fanno ancora oggi fatica a capire quando potranno ripartire in sicurezza, l’industria crocieristica sta iniziando a pensare ad una graduale ripresa delle attività. Una certezza c’è già: a causa della pandemia di Covid-19, il prodotto crociera sarà molto differente dai ricordi e dalle probabili aspettative dei passeggeri.
In questo periodo si lavora infatti incessantemente per rendere l’esperienza a bordo sicura e, in questo senso, è inevitabile ripensare al viaggio in nave.
Tra le diverse modifiche allo studio, controlli sanitari e mascherine pre-imbarco per tutti i passeggeri e chiusura dei buffet self-service a favore di concept più vicini a ristoranti informali.

Ma la novità più rilevante riguarderà con ogni probabilità gli itinerari: non più un paese diverso ogni giorno, come siamo per anni stati abituati, bensì crociere di prossimità, in modo da rimanere sempre più vicini a casa.
 
Riformulate coerentemente le proposte di viaggio, un’altra sfida importante per le compagnie sarà quella di rassicurare i clienti sul fatto che, grazie alle nuove misure introdotte. salute e sicurezza a bordo saranno sufficientemente salvaguardate.
 

In America le piccole navi e le crociere fluviali le prime a ripartire

 
Negli Stati Uniti il Centers for Disease Control and Prevention (CDC), ha emesso in aprile un divieto di operare nelle acque statunitensi, fino al 24 luglio, a tutte le navi da crociera che trasportano più di 250 persone tra passeggeri ed equipaggio. Ciò significa che le compagnie con in flotta piccole unità boutique potranno con ogni probabilità riprendere prima le attività.
Insieme a loro, anche il segmento delle crociere fluviali potrà ripartire con ogni probabilità prima rispetto ai viaggi oceanici.
 
Alcuni player fluviali americani hanno già annunciato una ripresa delle attività per fine giugno in seguito ad una rimodulazione dell’offerta a bordo. Nuovi protocolli di sicurezza che includono controlli della temperatura pre-imbarco, navi ed escursioni a terra a capacità limitata, chiusura dei buffet self-service, disinfezione di tutti i bagagli prima di essere caricati a bordo tra le principali novità. 
Un altro grande vantaggio sarà l’accesso rapido e garantito ai sistemi sanitari regionali statunitensi. I passeggeri che dovessero ammalarsi in qualsiasi momento durante il loro viaggio, saranno fatti sbarcare e trasferiti in un ospedale locale, con la garanzia di poter beneficiare delle migliori cure mediche, minimizzando nel contempo il rischio per gli altri passeggeri.
 
Sul fronte marittimo, la prima compagnia ad aver presentato misure sanitarie avanzate è stata Genting Cruise Lines. Ad aprile ha annunciato che le navi dei suoi brand Star Cruises e Dream Cruises, che potrebbero iniziare ad operare già a partire da luglio, avranno screening infrarossi per la rilevazione della febbre e protocolli di nebulizzazione igienizzanti, per cui intere aree saranno costantemente nebulizzate con prodotti disinfettanti. Inoltre, ospiti di età pari o superiore a 70 anni, dovranno essere in possesso di un certificato medico attestante la loro idoneità a viaggiare.
Crystal Cruises, anch’essa parte del portafoglio Genting, potrebbe analogamente riprendere a salpare ad agosto, sebbene ad oggi non abbia ancora fatto annunci in tal senso.
 

Le nuove rotte: brevi e di prossimità

 
Ma al di là delle attenzioni e dei protocolli di igiene e sicurezza, resta da sciogliere il tema delle destinazioni. La tendenza, almeno nelle intenzioni, è quella di preferire itinerari limitati e regionali. Per quanto nessuno abbia ancora annunciato particolari, i maggiori player si starebbero concentrando sullo studio di rotte incentrate su un singolo paese, con scali più lunghi ma in meno porti e maggiori giorni di navigazione.
Una soluzione che potrebbe offrire una risposta alla chiusura, ancora oggi, di molte frontiere e porti, oltre ad una sostanziale mancanza di collegamenti aerei.
Ma la chiusura delle frontiere rischia di rappresentare un problema più spinoso per i giganti del settore, il che aiuterebbe a spiegare perché le compagnie più famose impiegheranno più tempo a tornare ad operare. La maggior parte delle navi di compagnie americane sono registrate al di fuori degli Stati Uniti, una circostanza che le sottopone ad una legge americana chiamata Jones Act. In base a tale dispositivo, le unità battenti bandiera straniera devono includere almeno uno scalo internazionale per ogni viaggio per ogni viaggio basato negli Stati Uniti. Ciò ad esempio significa che destinazioni come l’Alaska – tra le più apprezzate dagli americani – rimangono ad oggi inaccessibili per via della chiusura delle frontiere in Canada.
 
Impegnate a sviluppare il mercato locale americano le tre grandi Carnival Cruise Line, Royal Caribbean International e Norwegian Cruise Line. Si lavora per progettare itinerari in grado di collegare almeno tre porti di partenza americani verso popolari destinazioni caraibiche. Ma molto dipenderà da quando il CDC revocherà il divieto di navigazione e quando i porti caraibici consentiranno l’attracco. Prima di emettere nuove linee guida, il CDC attende proposte dai big sui protocolli post-pandemia da seguire.
 

La situazione in Europa

 
In Europa la situazione non è molto differente. Quando le restrizioni legate alla pandemia verranno allentate, le rotte oceaniche potranno riprendere con gradualità. Anche in quest’area si studiano itinerari brevi, di non più di una settimana di durata, con alcuni giorni di navigazione e pochi porti di scalo
 
Costa Crociere, ad esempio, starebbe pensando per l’estate a crociere di cabotaggio, ovvero itinerari tutti italiani e per un pubblico nazionale. Una scelta che però, secondo quanto riportato dalla stampa negli ultimi giorni, dovrebbe necessariamente passare prima per una deroga al Registro Internazionale Italiano. Per legge, per effettuare crociere di cabotaggio, qualsiasi compagnia battente bandiera italiana dovrebbe iscriversi ad un altro specifico registro, rinunciando però nel contempo a quello Internazionale Italiano e, con esso, agli sgravi fiscali, troppo importanti soprattutto in questo momento di emergenza.
Sul tema è intervenuto anche l’Amministratore Delegato di Costa, Neil Palomba, per chiedere al governo di cambiare la norma: “Per poter riprendere le attività con il nuovo prodotto studiato, è indispensabile poter avere la possibilità di effettuare la navigazione tra soli porti italiani e su questo aspetto chiediamo un intervento affinché sia accolto l’emendamento alla legge predisposto da Confitarma e a costo zero per lo Stato“.
 
La norvegese Hurtigruten – la nota compagnia dei postali -, prevede di poter tornare  in attività entro la metà di giugno in Norvegia ed entro la fine dell’estate nell’Artico. “Passo dopo passo, la pandemia viene posta sotto controllo”, ha commentato Daniel Skjeldam, CEO della compagnia. “Il riavvio graduale delle operazioni nelle acque norvegesi è il primo passo naturale verso una normalizzazione“.
 
Sulla stessa rotto anche la tedesca A-Rosa che sta cercando di far ripartire le sue crociere fluviali lungo il Reno e il Danubio entro giugno. Successivamente, entro metà luglio, è previsto il riavvio degli itinerari in Francia. 
Nei prossimi mesi saremo in grado di far ripartire anche più navi“, commenta Michael DaCosta, General Manager della compagnia. “Ma ciò dipenderà dalle restrizioni alle frontiere, dalle linee guida locali e, ovviamente, dalla domanda dei clienti“.
 

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