Le navi da crociera nel mondo non possono ancora navigare. Cosa fare con loro?

Alcune settimane fa, centinaia di persone hanno ammirato dalle rive del fiume Clyde a Glasgow, in Scozia, il raro passaggio di una nave da crociera, la piccola Azamara Journey. Ma in quell’occasione nessuno era presente sul ponte esterno della nave a salutare, a parte alcuni membri di equipaggio. Del resto, non si trattava di un arrivo celebrativo, quanto piuttosto di un passaggio tecnico di una nave non operativa, proprio come la maggior parte delle altre unità e come conseguenza della pandemia.

Da metà marzo solo una piccolo gruppo di circa 400 navi in tutto il mondo è stato in grado di accogliere i passeggeri e sostanzialmente solo in itinerari iperlocali. Al di là di chi ancora oggi sta navigando con l’intento di rimpatriare membri dell’equipaggio in ogni angolo del globo, la stragrande maggioranza dei player è attualmente inattivo e non in grado di fare previsioni certe per il prossimo futuro.

Al centro delle difficoltà attuali delle compagnie, non ci sono solo i mancati profitti, ma anche e soprattutto i rischi e costi legati ai loro beni più preziosi: le navi stesse. Da problemi meccanici a rischi di uragani ed ancora a ostacoli normativi: un vero e proprio caos che l’industria crocieristica non ha mai affrontato così in larga scala come oggi.

La spesa è impressionante. In una recente dichiarazione, ad esempio, il Gruppo Carnival, che ingloba nove marchi diversi -, ha specificato che le spese amministrative di gestione delle navi ammontano a oltre 250 milioni di dollari al mese. Un onere che diventa ancora più importante se si considera che la società, come gli altri competitor, non è in grado oggi di prevedere quando verranno riprese le attività, nonostante il suo bilancio abbia registrato nel solo secondo trimestre dell’anno una perdita record di 4,4 miliardi di dollari.

Come per gli aerei, il primo problema di una nave da crociera inattiva è semplicemente trovare un posto dove farla attraccare. Durante la pandemia sono stati lasciati a terra ben 16.000 velivoli, con la conseguente necessità di individuare luoghi asciutti e protetti dove farli sostare, come hangar e piste aeroportuali. Allo stesso modo le navi hanno la necessità di essere fermate in luoghi con le giuste condizioni per resistere al lungo periodo di fermo.

Non ci sono abbastanza banchine dove attraccare tutte le navi del mondo contemporaneamente, specialmente quelle di più grandi dimensioni che normalmente trasportano fino a 8.000 persone, tra passeggeri ed equipaggio. Le unità meno fortunate non hanno avuto altra scelta che gettare l’ancora in mare, fermandosi di tanto in tanto al porto più vicino per caricare provviste e carburante. 
Questa settimana, ad esempio, un gruppo di 15 navi delle flotte Carnival Cruise Line, Royal Caribbean International e Celebrity Cruises, ha sostato al largo delle Bahamas, mentre Symphony of the Seas era al largo della Repubblica Dominicana.

Ma la sosta è solo il primo punto dolente. Per mantenerle in salute ed evitare costose riparazioni, anche le navi devono essere mantenute in funzione.
Le moderne navi da crociera non sono progettate e costruire per essere spente e lasciate su un molo“, ha commentato Monty Mathisen, caporedattore di Cruise Industry News. “Stiamo parlando di enormi quantità di macchinari, elettronica e persino acciaio che necessita di manutenzione continua, controllo e interventi preventivi“.

Per garantire le funzioni di base, ogni nave ha una squadra di “equipaggio sicuro” composto da circa 120 membri per unità di grandi dimensioni. Tra il personale necessario: un equipaggio di coperta per condurre e dirigere la nave, un equipaggio di ingegneria per sovrintendere ai sistemi elettrici e di propulsione, un team medico per rispondere alle esigenze del personale, una squadra della sicurezza e ancora personale addetto alle pulizie e alla cucina per garantire i servizi essenziali.

In caso poi di maltempo, le navi devono potersi muovere. Devono anche rispettare le normative ambientali e di sicurezza, per evitare di rischiare sanzioni, responsabilità penali ed altro.

Ma c’è un limite di tempo a questa attività minima: secondo alcuni analisti marittimi, dopo appena sei mesi le navi potrebbero presentare alcune necessità di interventi manutentivi e perdere addirittura certificazioni che consentono loro di navigare nel rispetto delle normative internazionali.

Una volta che le navi saranno pronte a salpare di nuovo, il riavvio potrà richiedere diverse settimane o mesi, a causa di alcune attività preliminari obbligatorie, che vanno dal trasporto dell’equipaggio alla nave, passando per alcuni processi burocratici di ricertificazione o persino finanziando costose riparazioni in bacino di carenaggio.

Anche per questa ragione, alcune compagnie stanno ragionando sulle flotte: nella sua relazione finanziaria del secondo trimestre, ad esempio, Carnival ha dichiarato che prevede di ritirare almeno sei delle navi più vecchie nei prossimi mesi, che potrebbero essere vendute ad altre compagnie o demolite. Costa Victoria ne è il più recente esempio, destinata alla demolizione dopo 24 anni di servizio.

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