Carnival, tra gli effetti della crisi da Covid, anche settemila lettere di licenziamento

Continuano a farsi sentire e sono sempre più pesanti gli effetti del Covid-19 sull’industria crocieristica. Il fermo totale delle attività negli Stati Uniti e la mancanza di previsioni certe, ha spinto Carnival Cruise Line, la principale compagnia del Gruppo Carnival, a inviare ben settemila lettere di fine o non rinnovo rapporto di lavoro per altrettanti dipendenti, tra i quali figurano anche otto comandanti, cinque ufficiali di coperta, cinque guest service managers e sei executive chef.

Ad oggi tutte le crociere negli Stati Uniti sono sospese e legate alle decisioni del governo federale. In questi mesi di fermo i vari attori coinvolti hanno lavorato incessantemente per arrivare a definire raccomandazioni e protocolli sicuri per poter ripartire. Si parla ora di novembre o dicembre, in alcuni casi della prossima primavera, ma in realtà una data certa ancora non c’è. Da qui l’impatto negativo e schiacciante sulle compagnie.

Carnival, ad esempio, si attesterà a circa 2,9 miliardi di dollari di perdite nel terzo trimestre, con una perdita media mensile di 600-700 milioni di dollari ed un valore delle azioni crollato a -74%.
Quanto ai dipendenti della compagnia, non esistendo negli Stati Uniti ammortizzatori nel mercato del lavoro come in Europa, con il perdurare del fermo delle navi gli equipaggi sono stati per la maggior parte mandati a casa, senza stipendio ma con il posto di lavoro “congelato”, nella speranza che le cose potessero risolversi in tempi ragionevoli. Ma siccome le navi non sono ancora ad oggi ripartire, si è arrivati al mancato rinnovo dei contratti e ai licenziamenti di settemila persone, che corrispondono a circa il 33% dei 33 mila dipendenti complessivi della compagnia.

Inoltre, per far fronte al periodo di difficoltà, il gruppo ha deciso di dismettere dalle sue flotte 18 navi, alcune delle quali sono già state formalmente cedute o ad altri player, o a cantieri specializzati nella demolizione.

Gli altri competitor americani stanno sostanzialmente osservando lo stop. Nessuna nave, ad oggi, può ancora muoversi da o per gli Stati Uniti, così come i passeggeri americani non possono imbarcarsi su navi posizionate fuori dagli Stati Uniti se fanno capo a compagnie americane.

In questo contesto ancora critico, ad oggi solo l’Italia, grazie a protocolli particolarmente severi messi a punto da MSC Crociere e Costa Crociere, è di fatto ripartita. Prima MSC, seguita poi da Costa Crociere. Viaggi che al momento non ripagano probabilmente del grande esborso per mettere in piedi ripartenze sicure (si parla mediamente di 500 mila euro a nave) e che non possono trasportare un gran numero di passeggeri.
A ripartire anche la tedesca AIDA (controllata di Costa Crociere), che a breve proporrà tra l’altro crociere in Italia per soli ospiti tedeschi. 
Ancora ferme, invece, la Spagna, la Francia, l’Inghilterra e la Norvegia (attivi solo i postali locali).

 

.

.

Iscriviti alla Newsletter del Dream Blog Cruise Magazine!