
Royal Caribbean vende bene anche sotto data. Ma il last minute non è tornato
Royal Caribbean vende bene anche sotto data. Ma il last minute non è tornato
Royal Caribbean Group chiude il secondo trimestre 2026 sopra le attese grazie anche a una domanda particolarmente forte vicino alla partenza. Le navi viaggiano al 110% di occupazione e il gruppo resta prenotato a prezzi record. Ma questo non significa che aspettare l’ultimo momento sia diventato il modo migliore per risparmiare: il mercato sta imparando a vendere bene sia con largo anticipo sia nelle settimane più vicine alla crociera.
Per anni, uno dei consigli più ripetuti nel mondo delle crociere è stato semplice:
prima si prenota, più possibilità si hanno di trovare la cabina desiderata e una tariffa conveniente.
I risultati appena pubblicati da Royal Caribbean Group introducono però un elemento interessante.
Nel secondo trimestre del 2026, la società ha registrato una domanda particolarmente forte per le prenotazioni effettuate vicino alla partenza. Quella che nei documenti finanziari viene definita close-in demand ha contribuito a portare i risultati oltre le previsioni del gruppo.
Significa che il last minute è tornato?
Non necessariamente.
Anzi, i numeri sembrano raccontare qualcosa di più complesso: Royal Caribbean riesce a vendere bene anche sotto data, ma continua contemporaneamente a dichiarare prezzi record e una posizione futura delle prenotazioni molto solida.
2,4 milioni di passeggeri in tre mesi
Tra aprile e giugno 2026, le compagnie del gruppo hanno trasportato circa 2,4 milioni di ospiti, il 6% in più rispetto allo stesso periodo del 2025.
I ricavi hanno raggiunto 4,83 miliardi di dollari, anch’essi in crescita del 6%, mentre la capacità offerta è aumentata del 5%.
L’occupazione è arrivata al 110%. Non significa che le navi abbiano venduto cabine inesistenti: nel settore crocieristico il 100% viene calcolato considerando due passeggeri per cabina. Quando alcune sistemazioni ospitano una terza o una quarta persona — spesso bambini o altri componenti della famiglia — il load factor può superare il 100%.
Royal Caribbean prevede inoltre che la propria capacità complessiva aumenti del 6,6% nell’intero 2026, anche grazie all’ingresso delle nuove navi e all’espansione del portafoglio di vacanze del gruppo.
Non si tratta quindi soltanto di riempire bene la flotta esistente.
La compagnia sta aggiungendo posti letto e continua comunque a trovare passeggeri disposti a occuparli.
Il dettaglio più importante: la domanda arrivata sotto data
La società attribuisce il superamento delle previsioni sui rendimenti soprattutto a una domanda ravvicinata migliore del previsto.
Nel linguaggio delle compagnie, “close-in” non significa necessariamente prenotare due giorni prima della partenza. Indica le vendite effettuate nella parte finale della finestra commerciale, quando la crociera è ormai relativamente vicina rispetto alle prenotazioni raccolte molti mesi — e talvolta anni — prima.
Per una compagnia, questa fase è molto delicata.
Le cabine rimaste invendute non possono essere conservate per la settimana successiva. Quando la nave lascia il porto, ogni sistemazione vuota rappresenta un ricavo perso definitivamente.
In passato, riempire le ultime cabine significava spesso ricorrere a sconti aggressivi. Il dato interessante del trimestre Royal Caribbean è che la domanda sotto data è stata forte mentre il gruppo dichiara di essere ancora prenotato a prezzi record, con volumi superiori a quelli dell’anno precedente.
Il segnale, quindi, non è necessariamente:
“i passeggeri aspettano perché sanno che arriveranno gli sconti”.
Potrebbe essere piuttosto:
“anche chi decide tardi continua ad accettare i prezzi disponibili”.
Vendere sotto data non significa svendere
Questa è la distinzione essenziale per il lettore.
I risultati finanziari non indicano il prezzo medio pagato dai clienti che hanno prenotato nelle ultime settimane. Non permettono quindi di stabilire che le offerte last minute siano aumentate o che aspettare convenga più di prima.
Dicono però che la domanda finale è stata sufficientemente forte da migliorare i rendimenti del trimestre.
I net yield, uno degli indicatori utilizzati dalle compagnie per misurare i ricavi ottenuti in rapporto alla capacità disponibile, sono aumentati dell’1,9% rispetto al 2025, o dell’1,2% a cambi costanti. Royal Caribbean ha spiegato che il risultato è stato superiore alla propria guidance proprio grazie alla domanda close-in.
Se le cabine fossero state riempite esclusivamente attraverso ribassi molto pesanti, difficilmente la società avrebbe contemporaneamente sottolineato il mantenimento di prezzi record.
Il last minute, dunque, può esistere.
Ma non è detto che sia economico.
Il mercato sta vendendo presto e tardi allo stesso tempo
A rendere il quadro più interessante è il confronto con Carnival Corporation.
Carnival ha dichiarato di avere già venduto il 93% della capacità disponibile per il 2026, con meno inventario residuo rispetto all’anno precedente e una curva delle prenotazioni spinta più avanti che mai. Allo stesso tempo, anche Carnival aveva attribuito parte dei risultati del primo trimestre a una forte domanda sotto data.
Le due tendenze non sono quindi in contraddizione.
Le compagnie possono:
- costruire con largo anticipo una solida base di prenotazioni;
- mantenere prezzi elevati sulle cabine già vendute;
- utilizzare marketing, promozioni e sistemi di revenue management per collocare bene anche l’inventario residuo vicino alla partenza.
È un modello più evoluto rispetto al semplice alternarsi tra prenotazioni anticipate e saldi finali.
La nave viene riempita progressivamente, ma il prezzo cambia in base alla domanda, alla rotta, al tipo di cabina e alla quantità di inventario ancora disponibile.
Non tutte le compagnie vivono però la stessa situazione
Sarebbe sbagliato trasformare il dato Royal Caribbean in una regola generale per l’intera industria.
Norwegian Cruise Line Holdings, per esempio, ha ammesso di essere entrata nel 2026 con una posizione delle prenotazioni inferiore al proprio obiettivo. Le tensioni geopolitiche e una domanda più debole su alcuni itinerari europei hanno reso più difficile recuperare quel divario.
Lo stesso mercato può quindi produrre risultati molto diversi.
Contano il marchio, la nave, la destinazione, il pubblico, il porto di partenza e la capacità della compagnia di generare domanda senza sacrificare il prezzo.
Royal Caribbean gode inoltre di un portafoglio particolarmente forte, che comprende Royal Caribbean International, Celebrity Cruises e Silversea, oltre alla partecipazione in TUI Cruises. Navi nuove, isole private e prodotti molto riconoscibili aiutano il gruppo a mantenere un forte potere commerciale.
Il Mediterraneo ha sentito le tensioni geopolitiche
Il trimestre non è stato però privo di segnali di cautela.
Royal Caribbean ha registrato un impatto moderato sulle prenotazioni di alcuni itinerari, soprattutto per effetto delle prolungate tensioni geopolitiche. La società ha incorporato questo effetto nelle nuove previsioni per il resto dell’anno.
Secondo l’amministratore delegato Jason Liberty, per alcuni viaggiatori statunitensi il costo complessivo di una crociera europea — includendo anche il volo — è diventato più impegnativo. Una parte dei clienti starebbe quindi rinviando il viaggio al 2027 oppure scegliendo i Caraibi al posto dell’Europa.
La domanda rimane forte, ma non è distribuita uniformemente.
È anche per questo che Royal Caribbean ha alzato la previsione sugli utili rettificati per il 2026, portandola tra 17,73 e 17,87 dollari per azione, ma ha contemporaneamente ridotto la crescita prevista dei ricavi da circa il 10% al 9% e ristretto la fascia attesa dei net yield.
Un trimestre sopra le attese, quindi, non elimina tutte le incertezze.
Il vero motore non è soltanto il prezzo della cabina
C’è infine un altro dato che aiuta a comprendere la trasformazione dell’industria.
Nel trimestre, i ricavi derivanti dai biglietti sono cresciuti di circa il 4,5%, passando da 3,20 a 3,34 miliardi di dollari. I ricavi di bordo e le altre entrate sono invece aumentati di oltre l’11%, raggiungendo 1,49 miliardi.
Quasi il 31% dei ricavi trimestrali del gruppo non è quindi arrivato direttamente dal prezzo della crociera, ma da spese di bordo, escursioni, pacchetti, ristorazione, connessione e altri servizi.
Riempire una cabina anche vicino alla partenza può essere conveniente non soltanto per il biglietto venduto.
Ogni nuovo passeggero è anche un potenziale acquirente di esperienze prima e durante la crociera.
Conviene ancora prenotare prima?
Per chi desidera una nave precisa, una determinata settimana, cabine comunicanti, una suite o una sistemazione in una posizione particolare, prenotare con anticipo continua a offrire la scelta più ampia.
Aspettare può funzionare soprattutto per il viaggiatore flessibile: chi può cambiare data, porto, itinerario, nave e categoria di cabina.
Ma il risultato di Royal Caribbean non dimostra che attendere produca automaticamente un prezzo migliore. Dimostra semmai che le compagnie stanno diventando più efficaci nel vendere anche l’ultima parte dell’inventario senza necessariamente trasformarla in saldo.
La vecchia regola, dunque, non scompare.
Diventa meno assoluta.
Prima si prenota, maggiore è la scelta. Più si aspetta, maggiore può essere l’incertezza — e non necessariamente il risparmio.
La vera novità del 2026 non è il ritorno del last minute.
È che, almeno per Royal Caribbean, anche chi arriva tardi continua a trovare una cabina.
E spesso è disposto a pagarla bene.
