
Tre colpi di sirena: sapete cosa vi sta dicendo la nave?
Tre colpi di sirena: sapete cosa vi sta dicendo la nave?
Uno, due, tre oppure almeno cinque suoni brevi: quella che ai passeggeri sembra soltanto la voce più spettacolare della nave è in realtà parte di un linguaggio internazionale. E non tutti i colpi sono un saluto.
Tre colpi brevi di sirena. Li avete probabilmente sentiti durante una partenza, magari dal balcone della cabina, mentre la nave si staccava lentamente dalla banchina.
Qualcuno avrà salutato il porto. Qualcun altro avrà pensato a una piccola concessione scenografica del comandante. In realtà, quella sequenza ha un significato preciso: la nave sta azionando la propulsione indietro.
Non significa necessariamente che si stia già muovendo all’indietro. Una grande unità può conservare ancora abbrivio in avanti mentre i propulsori lavorano nella direzione opposta. Ma il messaggio, per le altre navi, è inequivocabile.
La sirena non è dunque soltanto un effetto sonoro molto amato dai crocieristi. È uno degli strumenti con cui le navi comunicano.
Un alfabeto internazionale fatto di suoni
Il linguaggio è stabilito dalle COLREG, le norme internazionali per prevenire gli abbordi in mare adottate nell’ambito dell’International Maritime Organization.
Nel testo regolamentare si parla di whistle, termine che non indica necessariamente un fischietto come potremmo immaginarlo, ma qualsiasi apparecchiatura capace di produrre i segnali sonori prescritti.
Anche la durata è codificata. Un suono breve dura circa un secondo; uno prolungato deve durare fra quattro e sei secondi. Non è quindi il numero dei colpi a cambiare casualmente, ma una combinazione di quantità, durata e contesto.
Quest’ultimo elemento è fondamentale. Lo stesso suono può assumere una funzione diversa a seconda che le navi siano in vista l’una dell’altra, si trovino in un canale stretto oppure stiano navigando nella nebbia.
Non è Morse marittimo da decifrare affacciandosi sul balcone, ma un sistema operativo pensato per la sicurezza.
Uno a dritta, due a sinistra, tre con la propulsione indietro
Quando due navi sono in vista e una nave a motore sta effettuando una manovra prevista dalle regole, il codice essenziale è sorprendentemente semplice:
- un suono breve: sto modificando la rotta verso dritta, cioè verso il lato destro della nave;
- due suoni brevi: sto modificando la rotta verso sinistra;
- tre suoni brevi: sto azionando la propulsione indietro.
Sono i segnali che un crocierista ha maggiori probabilità di sentire durante le manovre in porto, soprattutto quando intorno alla nave operano rimorchiatori, pilotine o altre unità.
La precisione, però, conta. Tre colpi non vogliono dire automaticamente “sto andando in retromarcia”. Indicano l’impiego della propulsione indietro: movimento effettivo e comando impartito possono non coincidere immediatamente, specialmente su una nave di grandi dimensioni.
Almeno cinque colpi: qualcosa non convince
Se uno, due e tre possono sembrare quasi una filastrocca, la sequenza successiva è decisamente meno rassicurante.
Quando due navi si stanno avvicinando e una delle due non comprende le intenzioni dell’altra, oppure dubita che stia adottando misure sufficienti per evitare una collisione, deve emettere almeno cinque suoni brevi e rapidi.
È il modo marittimo, molto sintetico, per dire: “Non ho capito cosa stai facendo e la situazione non mi piace”.
Il segnale può essere accompagnato da almeno cinque lampi luminosi. Se durante una crociera sentite una raffica insistente di colpi brevi, quindi, difficilmente si tratta dell’entusiasmo del comandante per il tramonto.

Quando la nave suona nella nebbia
La sirena assume un’altra funzione quando la visibilità è ridotta. In questo caso non serve principalmente a comunicare una variazione di rotta, ma a rendere riconoscibili presenza e condizione della nave.
Una nave a motore che avanza nell’acqua deve emettere un suono prolungato a intervalli non superiori a due minuti. Se è in navigazione ma ferma e senza abbrivio, i suoni prolungati diventano due, separati da circa due secondi.
Altre combinazioni identificano unità a vela, navi impegnate nella pesca, nel rimorchio oppure con capacità di manovra limitata. Il principio rimane lo stesso: quando gli occhi non bastano, è il suono a raccontare che cosa si trova oltre la nebbia.
Un suono prolungato viene utilizzato anche avvicinandosi a una curva o a un tratto di canale nel quale un’altra nave potrebbe essere nascosta da un ostacolo. L’eventuale unità in arrivo deve rispondere con un altro suono prolungato.
Campana e gong su una nave ultratecnologica
La parte forse più sorprendente delle regole internazionali sui segnali acustici riguarda gli strumenti obbligatori.
Una nave lunga almeno 12 metri deve disporre di un apparato per i segnali sonori. Dai 20 metri è richiesta anche una campana. Quando si raggiungono i 100 metri, si aggiunge un gong con un suono che non possa essere confuso con quello della campana.
Una moderna nave da crociera, quindi, continua a portare con sé whistle, campana e gong, o dispositivi equivalenti con le medesime caratteristiche sonore. Le alternative sono ammesse, ma deve rimanere possibile produrre manualmente i segnali prescritti.
Non si tratta di decorazioni dal sapore nautico. In condizioni di visibilità ridotta, una nave all’ancora deve suonare rapidamente la campana per circa cinque secondi, a intervalli non superiori a un minuto. Se supera i 100 metri, subito dopo deve far risuonare per circa cinque secondi anche il gong nella parte poppiera.
Su una nave lunga almeno 200 metri, inoltre, la sirena appartiene alla fascia di frequenze più bassa prevista dalle norme e presenta una portata acustica indicativa di circa due miglia nautiche in condizioni di riferimento. Il suono profondo delle grandi navi, dunque, non è soltanto una scelta teatrale.
E il classico saluto al porto?
Le sequenze celebrative esistono, ma non appartengono a un dizionario universale paragonabile a quello delle COLREG.
Una compagnia può utilizzare una melodia riconoscibile, più colpi prolungati o un particolare saluto durante partenze, eventi e incontri fra navi. Possono inoltre esistere disposizioni locali del porto. Quei suoni hanno una funzione cerimoniale o identificativa, non necessariamente un significato nautico internazionale.
Le stesse regole consentono di emettere altri segnali per attirare l’attenzione, a condizione che non possano essere confusi con quelli regolamentari.
Per questo non basta contare distrattamente i colpi. Occorre ascoltarne durata, ritmo e contesto. Una melodia all’uscita dal porto può essere spettacolo; tre suoni brevi durante la manovra sono invece una comunicazione precisa.
La prossima volta che la nave farà sentire la propria voce, quindi, prima di alzare la mano per salutarla provate ad ascoltare meglio. Potrebbe non rivolgersi ai passeggeri: potrebbe semplicemente stare parlando con il mare.
