
Chi è quell’uomo che sale sulla nave in mezzo al mare prima di entrare in porto?
Chi è quell’uomo che sale sulla nave in mezzo al mare prima di entrare in porto?
Una piccola pilotina raggiunge la nave all’alba, si avvicina alla murata e un uomo comincia a salire lungo una scala mentre entrambe le unità continuano a muoversi. Non è una consegna particolarmente avventurosa: è il pilota marittimo, una delle figure più importanti e meno conosciute della navigazione.
Sono le 5:30 del mattino. La costa è ancora poco più di una linea scura all’orizzonte e sul balcone ci sono soltanto il vento, il rumore dell’acqua e qualche passeggero insonne già armato di macchina fotografica.
Poi compare una piccola imbarcazione. Raggiunge la nave, si dispone quasi sotto la murata e, per alcuni istanti, sembra minuscola accanto a quel gigante di ponti e cabine. Una persona esce dalla pilotina, afferra una scala sospesa lungo lo scafo e comincia a salire.
La parte più sorprendente? La nave non si è fermata.
Quell’uomo non è un tecnico arrivato per una riparazione urgente e neppure un ospite salito a bordo con modalità particolarmente scenografiche. È il pilota marittimo, il professionista che assiste il comandante durante l’ingresso in porto, l’uscita o l’attraversamento di acque nelle quali la navigazione richiede una conoscenza locale molto approfondita.
Chi è il pilota del porto
Un comandante conosce la propria nave: dimensioni, reazioni, tempi di arresto, capacità di manovra e comportamento in differenti condizioni meteorologiche.
Il pilota conosce invece quel porto quasi metro per metro. Sa dove le correnti cambiano intensità, come incidono vento e marea, quali fondali impongono maggiore attenzione, dove il traffico può diventare più complesso e come coordinarsi con rimorchiatori, ormeggiatori, autorità portuali e servizi di controllo del traffico.
L’International Maritime Organization ricorda che i piloti con conoscenze locali vengono utilizzati da secoli per guidare le navi in entrata e in uscita dai porti o nelle acque considerate particolarmente difficili. La loro presenza consente inoltre di comunicare efficacemente con i servizi a terra, spesso nella lingua locale.
Il pilotaggio non è necessariamente obbligatorio per qualsiasi imbarcazione e in qualsiasi porto. Sono le autorità competenti a stabilire aree, dimensioni e categorie di navi per le quali il servizio è richiesto. Per una grande unità da crociera che deve attraversare canali, bacini di evoluzione e zone portuali trafficate, vedere arrivare la pilotina è comunque una scena del tutto normale.
Perché la nave continua a muoversi
Osservata da un balcone, l’operazione sembra già abbastanza difficile senza aggiungere un ulteriore dettaglio: nave e pilotina sono normalmente in movimento.
La grande unità riduce la velocità e mantiene una rotta concordata, creando per quanto possibile una zona riparata dal vento e dal moto ondoso sul lato scelto per l’imbarco. La pilotina si avvicina e il suo comandante regola continuamente motore e timone per rimanere accostato allo scafo.
Fermare completamente la nave non renderebbe necessariamente il trasferimento più sicuro. Un’unità senza sufficiente abbrivo può perdere parte della propria capacità di governo, mentre onde, vento e corrente continuerebbero comunque a muovere le due imbarcazioni in modo differente.
Le buone pratiche adottate prevedono quindi che la nave mantenga il governo con le macchine avanti, alla velocità compatibile con la capacità della pilotina di restare in sicurezza lungo la murata. Non dovrebbe fermarsi sull’acqua né azionare la propulsione indietro durante il trasferimento, salvo emergenza o richiesta del comandante della pilotina.
Naturalmente non esiste una manovra identica per ogni porto. Velocità, posizione e condizioni vengono valutate di volta in volta. Se mare e vento rendono il passaggio troppo pericoloso, il trasferimento può essere rinviato, spostato in una zona più riparata o interrotto.
Il momento del salto
La pilotina non rimane perfettamente alla stessa altezza. Sale e scende seguendo le onde, mentre la scala resta sospesa lungo la fiancata della nave.
Il pilota deve scegliere il momento corretto per passare dalla piccola imbarcazione al primo gradino. È un movimento rapido: attende che la pilotina si sollevi, afferra la scala e comincia immediatamente la salita. Il comandante della pilotina mantiene l’accosto finché necessario e poi si allontana dalla murata.
Da lontano può sembrare una scena quasi acrobatica. In realtà è una procedura preparata e coordinata attraverso comunicazioni radio tra la pilotina, il ponte di comando e l’ufficiale che sorveglia il punto d’imbarco.
La decisione finale di accostare spetta al responsabile della pilotina; quella di utilizzare la scala compete al pilota. Se le condizioni o l’attrezzatura non vengono ritenute sicure, il trasferimento non deve essere effettuato.
Una scaletta tutt’altro che elementare
Quella appesa alla murata non è una comune scala di corda. La pilot ladder è un dispositivo di sicurezza regolamentato dalla Convenzione SOLAS, la normativa internazionale per la salvaguardia della vita umana in mare.
Le prescrizioni riguardano materiali, gradini, cavi laterali, posizione, fissaggio, manutenzione e modalità d’installazione. La scala deve aderire correttamente alla parte sostanzialmente verticale dello scafo, essere collocata lontano dagli scarichi e permettere un passaggio sicuro fino al ponte.
Quando l’altezza tra la superficie del mare e il punto di accesso supera i nove metri, viene normalmente utilizzata una sistemazione combinata: una parte della salita avviene sulla scala da pilota e una parte su una scala di murata più strutturata.
Durante l’operazione devono essere presenti illuminazione adeguata, mezzi di comunicazione con il ponte e un ufficiale responsabile della supervisione. La scala deve essere stata ispezionata, correttamente fissata e mantenuta in buone condizioni.
Non è un eccesso di burocrazia. L’autorità marittima australiana AMSA continua a classificare il trasferimento del pilota tra le operazioni a maggiore rischio in mare. Nel proprio bollettino del marzo 2026 ha richiamato l’attenzione su errori di montaggio, manutenzione insufficiente e carenze nella supervisione, tutti fattori potenzialmente capaci di provocare incidenti gravi.
Dal 2028 arriveranno regole ancora più severe
Nel giugno 2025 il Comitato per la sicurezza marittima dell’IMO ha approvato nuove prescrizioni internazionali dedicate proprio al trasferimento dei piloti.
Le modifiche alla regola V/23 della SOLAS entreranno in vigore il 1° gennaio 2028, con un’applicazione progressiva a livello globale. Introducono standard obbligatori più dettagliati per progettazione, produzione, installazione, controllo, manutenzione, conservazione e sostituzione delle attrezzature.
Le nuove norme vietano inoltre i sistemi meccanici di sollevamento del pilota e impongono un’illuminazione adeguata in tutte le zone interessate dal trasferimento. Se la sistemazione non è conforme, il pilota deve segnalarlo al comandante e può rifiutare di utilizzarla fino al ripristino delle condizioni previste.
Il fatto che nel 2025 sia stato necessario rafforzare una procedura utilizzata da secoli dimostra quanto quel breve passaggio fra pilotina e nave rimanga uno dei momenti più delicati dell’intera operazione portuale.
Il pilota prende il comando della nave?
È l’equivoco più comune. Quando il pilota raggiunge il ponte di comando, il comandante non gli consegna simbolicamente le chiavi della nave per poi dedicarsi alla colazione.
Nel sistema italiano, il Codice della navigazione stabilisce che il pilota suggerisca la rotta e assista il comandante nella determinazione delle manovre necessarie per seguirla. La direzione della navigazione e della manovra rimane attribuita al comandante, anche quando il pilotaggio è obbligatorio.
In altri ordinamenti la posizione giuridica del pilota può essere descritta diversamente, arrivando ad attribuirgli la condotta della navigazione nelle acque sottoposte a pilotaggio. Il principio operativo resta però quello della collaborazione: la presenza del pilota non esonera il comandante e gli ufficiali di plancia dai rispettivi obblighi per la sicurezza della nave.
Prima dell’ingresso in porto avviene infatti il Master-Pilot Exchange, lo scambio di informazioni tra comandante e pilota. Si confrontano il piano di navigazione, le caratteristiche della nave, il pescaggio, i tempi di risposta, il traffico previsto, il vento, le correnti, i rimorchiatori e le procedure da adottare in caso di necessità.
Il pilota mette a disposizione la propria conoscenza locale. Il comandante e il bridge team continuano a controllare posizione, rotta e manovra. Non è una sostituzione, ma un lavoro di squadra nel momento in cui gli spazi diventano più stretti e i margini di errore si riducono.
E all’uscita dal porto?
La scena si ripete al contrario.
Quando la nave ha superato l’area nella quale è richiesto il pilotaggio, la pilotina torna ad affiancarsi. Il pilota scende lungo la scala e aspetta nuovamente il momento giusto per passare sulla piccola imbarcazione, mentre la nave prosegue verso il mare aperto.
Pochi minuti dopo la pilotina cambia rotta, la costa comincia ad allontanarsi e quasi tutti i passeggeri tornano alla piscina o alla colazione.
La prossima volta, però, chi sarà affacciato al balcone saprà che quella piccola barca non sta semplicemente accompagnando la nave: sta portando a bordo una delle persone che contribuiranno a condurla negli ultimi e più complessi chilometri del viaggio.
