
Una nave expedition russa sequestrata alle Svalbard: perché la Professor Molchanov non può più salpare
Una nave expedition russa sequestrata alle Svalbard: perché la Professor Molchanov non può più salpare
La piccola unità polare, utilizzata per spedizioni scientifiche e viaggi commerciali, è stata immobilizzata a Barentsburg su richiesta dell’ucraina Naftogaz. Il provvedimento riguarda la nave, non le persone a bordo, e non equivale ancora a una confisca definitiva.
La Professor Molchanov è arrivata a Barentsburg con una spedizione di scienziati russi. Tuttavia, dal porto delle Svalbard non può più ripartire. Un ordine giudiziario norvegese ha immobilizzato la nave nell’ambito del tentativo di Naftogaz di recuperare almeno una parte dei 4,22 miliardi di dollari riconosciuti alla società energetica ucraina per gli asset sottratti dopo l’annessione russa della Crimea.
Il provvedimento è stato autorizzato il 31 agosto dal tribunale distrettuale di Nord-Troms e Senja ed eseguito il 2 settembre dal Governatore delle Svalbard, che nell’arcipelago svolge anche funzioni di autorità esecutiva. La nave deve restare ormeggiata a Barentsburg fino a una nuova decisione del tribunale o dello stesso Governatore.
Non si tratta, però, dell’arresto di chi viaggiava a bordo. Nessun passeggero, ricercatore o componente dell’equipaggio è stato posto in stato di fermo. Il vincolo riguarda esclusivamente la nave.
Una nave scientifica con una seconda vita da expedition
Il caso assume un interesse particolare per il settore crocieristico proprio per la natura della Professor Molchanov. Non è una nave da crociera tradizionale, ma una piccola unità oceanografica sovietica. Successivamente, è stata adattata al trasporto di passeggeri e alle spedizioni commerciali nelle regioni polari.
Costruita nel 1982 dal cantiere finlandese Oy Laivateollisuus di Turku, è lunga circa 71 metri e ha una stazza di 1.753 GT. Inoltre, lo scafo rinforzato per la navigazione in presenza di ghiaccio e le dimensioni contenute le consentono di operare negli ambienti artici. Può così raggiungere approdi esclusi alle unità più grandi.
Può ospitare circa 52 passeggeri e 32 membri d’equipaggio. Gli spazi di bordo sono quelli tipici della prima generazione delle navi expedition: cabine essenziali, una biblioteca, una sauna, un bar e ambienti utilizzati sia per la ristorazione sia per incontri e attività formative. Inoltre, più che sul lusso alberghiero, il progetto punta sulla capacità di navigare in aree remote e di sostenere missioni prolungate.
La nave continua inoltre a svolgere una funzione scientifica. È impiegata dalla Northern Directorate for Hydrometeorology and Environmental Monitoring, struttura collegata a Roshydromet, il servizio meteorologico statale russo, ed è stata utilizzata anche per programmi universitari e campagne di ricerca nell’Artico.
Parallelamente ha operato nel mercato dei viaggi expedition, trasportando gruppi di passeggeri nelle acque polari. Secondo il Barents Observer, nel 2026 era prevista una serie di collegamenti fra Murmansk e Barentsburg. Questo sarebbe avvenuto dopo il debutto della rotta nella stagione precedente.
La definizione di “nave da crociera” è quindi corretta sotto il profilo dell’impiego commerciale, ma non ne racconta completamente l’identità. Infatti, la Professor Molchanov resta una piattaforma scientifica statale trasformata anche in piccola unità expedition. Si tratta di una natura ibrida che la colloca esattamente sul confine tra ricerca, trasporto e turismo polare.
Perché Naftogaz ha chiesto di bloccarla
L’origine del provvedimento non riguarda l’attività della nave, la sicurezza della navigazione o il rispetto delle sanzioni internazionali.
Naftogaz e altre società del gruppo avevano avviato un arbitrato contro la Federazione Russa per ottenere un risarcimento relativo a giacimenti, infrastrutture, condotte e altri beni espropriati in Crimea dopo il 2014. Nell’aprile 2023 un tribunale arbitrale con sede all’Aia ha riconosciuto al gruppo ucraino un indennizzo di circa 4,22 miliardi di dollari. Questo si somma a interessi e spese legali.
Poiché la Russia non ha eseguito volontariamente il lodo e ne contesta la validità, Naftogaz ha avviato azioni in diversi Paesi per ottenere il riconoscimento del titolo. Oltre a ciò, la società cerca di individuare beni russi aggredibili.
Il lodo era già stato dichiarato eseguibile in Norvegia. Su questa base, la società ucraina ha chiesto al tribunale di immobilizzare la Professor Molchanov, che Naftogaz indica come appartenente alla Federazione Russa e utilizzata anche per crociere expedition commerciali.
Il valore della nave rappresenta soltanto una frazione minima dell’importo complessivamente rivendicato. Tuttavia, la sua individuazione risponde alla strategia seguita dal gruppo ucraino. L’obiettivo è cercare in più giurisdizioni beni statali russi che possano essere utilizzati per soddisfare, almeno parzialmente, il credito riconosciuto dal tribunale arbitrale.
Sequestro, fermo e confisca: che cosa cambia
Il termine “sequestro” può suggerire che la nave sia già stata sottratta definitivamente alla Russia. Non è così.
Il provvedimento norvegese ha una funzione conservativa ed esecutiva: impedisce che il bene lasci la giurisdizione, venga trasferito o diventi indisponibile mentre prosegue il procedimento per l’esecuzione del lodo. L’effetto immediato è semplice: la Professor Molchanov non può muoversi da Barentsburg.
Non si tratta neppure di un normale fermo amministrativo marittimo. La nave non è stata bloccata a causa di carenze tecniche, irregolarità nei certificati o problemi emersi durante un controllo portuale. Infatti, il provvedimento nasce da una controversia patrimoniale e dall’esistenza di un credito riconosciuto in sede arbitrale.
La confisca definitiva o la vendita all’asta richiederebbero invece ulteriori passaggi giudiziari. Una legale che rappresenta Naftogaz ha spiegato a Reuters che sarà necessario superare una nuova fase del contenzioso prima di poter vendere la nave e destinare il ricavato al creditore.
La Russia ha già annunciato che contesterà il provvedimento e potrà chiedere al tribunale norvegese di riesaminare il caso. Fino all’esito di questo confronto, la proprietà non passa automaticamente a Naftogaz. Inoltre, non esiste ancora alcuna asta programmata.
Perché il provvedimento è stato eseguito a Barentsburg
Barentsburg è un insediamento minerario gestito dalla società statale russa Trust Arktikugol, ma si trova sotto la sovranità norvegese. Il Trattato delle Svalbard del 1920 riconosce ai cittadini e alle imprese dei Paesi firmatari particolari diritti economici e di accesso all’arcipelago, senza sottrarre il territorio all’autorità di Oslo.
È quindi il sistema giudiziario norvegese ad avere competenza per adottare ed eseguire provvedimenti sui beni presenti nell’arcipelago. Il Governatore delle Svalbard ha confermato che la nave resterà nel porto e che le esigenze delle persone coinvolte saranno gestite in collaborazione con Arktikugol. Le autorità norvegesi si sono inoltre dichiarate disponibili a organizzare il rientro di chi desideri tornare in Russia.
Per il settore expedition, la vicenda interrompe l’attività di una nave che univa ricerca scientifica e trasporto commerciale in una delle regioni più complesse del mondo. Per il momento, tuttavia, qualsiasi ipotesi sulla sua futura destinazione, su un nuovo proprietario o su un ritorno alle crociere resta prematura.
La certezza è una sola: una nave lunga appena 71 metri è diventata il primo bene visibile di una battaglia giudiziaria da miliardi di dollari. E finché quella battaglia non compirà il prossimo passaggio, la Professor Molchanov resterà ferma nel porto russo delle Svalbard norvegesi.
