mercoledì, Ottobre 7, 2026
Curiosità

Quel misterioso cerchio sulla plancia della nave? Può girare a 1.700 giri al minuto

Quel misterioso cerchio sulla plancia della nave? Può girare a 1.700 giri al minuto

Lo sapevi che? — Sembra un piccolo oblò inserito nella finestra, ma nasconde un’idea ingegnosa: per tenere lontani pioggia e spruzzi, mette in movimento il vetro stesso. Ecco come funziona il Clear View Screen.

Avete mai fotografato la plancia di una nave e notato un curioso cerchio su una delle finestre? Una cornice metallica, un disco trasparente e qualcosa che assomiglia a un piccolo mozzo al centro. A prima vista potrebbe sembrare un oblò supplementare. Oppure uno di quegli strumenti nautici davanti ai quali annuiamo con convinzione, sperando che nessuno ci chieda spiegazioni.

La risposta è più sorprendente: quel vetro può girare ad altissima velocità per liberarsi dall’acqua.

Si chiama Clear View Screen, un dispositivo che mantiene sgombra una porzione della finestra della plancia facendo ruotare un disco di vetro. Alcuni modelli lavorano a 1.700 giri al minuto: abbastanza da rendere piuttosto difficile, per una goccia, prendere comodamente posto.

È uno di quei dettagli che raccontano la nave meglio di molte descrizioni spettacolari. Perché, mentre noi cerchiamo l’inquadratura perfetta, chi conduce la navigazione deve poter guardare fuori anche quando il panorama arriva accompagnato da pioggia e spruzzi.

Il tergicristallo che fa girare il vetro

Il soprannome più intuitivo è “tergicristallo senza tergicristallo”. Non è una definizione tecnica, ma rende bene l’idea.

Nel sistema a cui siamo abituati in automobile, una spazzola attraversa il parabrezza e sposta l’acqua. Nel Clear View Screen, invece, il protagonista del movimento è il disco trasparente: un motore elettrico lo fa ruotare rapidamente, favorendo l’espulsione delle gocce.

L’obiettivo è preservare una zona attraverso la quale osservare l’esterno. Il dispositivo non ripulisce tutta la vetrata della plancia: lavora sulla propria superficie circolare.

Il produttore italiano Speich, con sede a Genova, descrive apparecchi utilizzati su diverse tipologie di navi, mercantili e militari comprese. Nei suoi sistemi il motore occupa la parte centrale del gruppo, mentre il vetro rotante è temprato.

Quel piccolo elemento centrale, quindi, ha una funzione molto concreta. Il suo aspetto può far pensare a un sensore; serve invece ad azionare il movimento che rende utile l’intero dispositivo.

Quel misterioso cerchio sulla plancia della nave? Può girare a 1.700 giri al minuto

Come fa la rotazione a eliminare l’acqua?

Il principio è quello comunemente descritto attraverso la forza centrifuga. Quando il disco ruota velocemente, l’acqua sulla superficie viene spinta verso l’esterno e allontanata.

Per immaginare l’effetto, pensate a una centrifuga per l’insalata. Le foglie restano nel cestello, mentre l’acqua viene separata dalla rotazione. Il dispositivo navale ha naturalmente una costruzione diversa, ma l’immagine aiuta a capire perché far girare qualcosa possa essere un modo efficace per liberarlo dalle gocce.

Qui non si cerca di asciugare una superficie una volta per tutte. Pioggia e spruzzi possono continuare ad arrivare: il disco, mantenuto in rotazione, continua a contrastarne l’accumulo.

È questa la parte interessante dell’idea. Il problema viene affrontato con un movimento continuo, senza aspettare il passaggio successivo di una spazzola sullo stesso punto.

Naturalmente il sistema agisce sull’acqua che raggiunge il vetro. Non cancella la nebbia e non permette di vedere attraverso una parete di pioggia: mantiene più libera la finestra, non modifica le condizioni atmosferiche all’esterno.

Quanto sono veloci 1.700 giri al minuto?

Il numero merita una traduzione: 1.700 giri al minuto equivalgono a poco più di 28 rotazioni ogni secondo. Nel tempo necessario a leggere la parola “vetro”, il disco ha già compiuto parecchi giri.

La serie EX di Speich offre modelli con diametri della visuale utile di 300, 350 e 380 millimetri: rispettivamente 30, 35 e 38 centimetri. Le relative specifiche indicano una velocità di rotazione di 1.700 giri al minuto.

Si tratta dunque di un’apertura visiva relativamente compatta. Il suo compito è offrire una zona utilizzabile all’osservatore, non trasformare tutta la plancia in un’enorme centrifuga panoramica.

Va precisato anche un altro punto: 1.700 giri non è la velocità universale di tutti i Clear View Screen. È il dato dichiarato per questi modelli. Dimensioni, caratteristiche e prestazioni vanno riferite al dispositivo effettivamente installato.

Perché in mare serve una soluzione del genere?

Il parabrezza dell’automobile ci offre un paragone familiare, ma l’ambiente marino aggiunge complicazioni. Sulla vetrata possono arrivare pioggia e acqua sollevata dal mare, con vento che ne modifica direzione e intensità.

Per chi osserva dalla plancia, il problema non è semplicemente avere una finestra esteticamente pulita. È riuscire a distinguere ciò che si trova fuori mentre le condizioni cambiano.

Il Clear View Screen risponde a questa esigenza con un principio diverso dalla tergitura tradizionale. Questo non rende inutili i normali tergicristalli navali: sono soluzioni differenti, da scegliere e integrare secondo il progetto della nave.

Il disco rotante conserva inoltre un limite evidente: la superficie utile è quella del cerchio, con l’ingombro del gruppo centrale. Non offre una finestra completamente priva di ostacoli.

La sua forma insolita nasce proprio da questo compromesso: concentrare un’azione continua su un’area circoscritta, attraverso la quale mantenere l’osservazione.

E quando arrivano freddo, condensa e ghiaccio?

Far ruotare il vetro affronta una parte del problema. Le basse temperature e l’appannamento richiedono altre accortezze.

I sistemi descritti da Speich possono essere dotati di riscaldamento elettrico, destinato a contrastare condensa e formazione di ghiaccio. Il produttore illustra anche un accorgimento costruttivo che impedisce all’acqua di entrare nello spazio tra vetro fisso e vetro rotante.

Sono dettagli poco appariscenti, ma aiutano a capire perché l’apparecchio non sia semplicemente un disco collegato a un motorino. Deve operare in un ambiente esposto all’acqua e restare utilizzabile nelle condizioni per le quali è progettato.

Rotazione e riscaldamento svolgono quindi compiti complementari. La prima allontana l’acqua dalla superficie; il secondo contribuisce a evitare fenomeni che potrebbero compromettere trasparenza e funzionamento.

In altre parole, anche il vetro che lavora velocissimo può avere bisogno di stare al caldo.

Ma con tutti gli strumenti della plancia serve ancora guardare fuori?

Sì. Ed è forse la parte più importante della storia.

La presenza di strumenti elettronici non elimina il ruolo dell’osservazione diretta. La regola 5 del COLREG, il regolamento internazionale per prevenire gli abbordi in mare, richiede un’adeguata vigilanza attraverso vista, udito e tutti i mezzi disponibili appropriati alle circostanze. L’osservazione e gli strumenti concorrono insieme alla valutazione della situazione e del rischio di collisione.

Una finestra dalla quale si vede bene resta quindi parte del lavoro di navigazione. Radar e altri apparati forniscono informazioni preziose; gli occhi dell’ufficiale continuano ad avere il loro posto.

Questo spiega perché un oggetto apparentemente modesto meriti attenzione. Non promette effetti speciali: contribuisce a mantenere utilizzabile uno dei collegamenti più immediati tra chi conduce la nave e ciò che accade intorno.

Un dispositivo con uno standard tutto suo

I Clear View Screen sono oggetto dello standard ISO 3904:1990, dedicato ai requisiti di progettazione e costruzione, alle dimensioni, ai materiali, agli aspetti elettrici e all’installazione.

Questo non significa che ogni nave debba avere necessariamente quei cerchi sulle finestre. Lo standard descrive il dispositivo; la dotazione della plancia dipende dal progetto e dai requisiti applicabili.

La prossima volta che osserverete una nave dalla banchina, cercateli. Potreste trovarli su una vetrata e riconoscerli immediatamente: cornice circolare, piccolo gruppo centrale, superficie trasparente.

Fino a un momento prima erano un dettaglio misterioso. Adesso sapete che, quando serve, quel vetro si mette a girare perché qualcuno possa continuare a guardare il mare. Noi, possibilmente, dal lato asciutto e con un caffè in mano.

 

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Filippo

Cruise blogger, amante del mare, degli orizzonti infiniti e dei tramonti infuocati. Il primo viaggio in nave nel 1988 è stato un vero e proprio colpo di fulmine. Da allora, oltre 40 crociere all'attivo trascorse a bordo di numerose navi e compagnie. Blogger per passione, ogni esperienza rappresenta per me una nuova avventura da vivere con entusiasmo. Viaggiare allarga la mente e lo spirito, farlo per mare ci avvicina a noi stessi.

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