Processo Concordia / L’ufficiale di coperta: “Sapevamo che stavamo affondando”

A dirlo è Giovanni Iaccarino che racconta la sua versione di quanto accaduto la notte del naufragio della Concordia: “Giocavamo alla Playstation in cabina poi l’urto”. Domnica ha presentato un certificato medico e martedì non sarà presente in aula

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Non sarà presente oggi, martedì 8 ottobre, Domnica Cermotan, la ballerina moldava chiamata a testimoniare al processo nei confronti di Francesco Schettino per il naufragio della Costa Concordia. Lo ha comunicato, in apertura di udienza, l’avvocato Alessandro D’Amato, per conto dell’avvocato Madonna che assiste la giovane donna: il legale ha presentato un certificato medico del pediatra della figlia di Domnica, anticipando l’assenza e precisando comunque che la testimone (che avrebbe dovuto essere sentita oggi) si rende disponibile a essere presente alle prossime udienze.

L’udienza, a cui è presente il comandante Schettino, è iniziata con la testimonianza di Giovanni Iaccarino, primo ufficiale di coperta, che ha ricapitolato le tappe della sua carriera e che ha spiegato la struttura della nave prima di entrare nel merito delle fasi del naufragio. Successivamente saranno sentiti l’ufficiale cartografo Canessa e l’allievo ufficiale Ursino.

In totale le testimonianze del processo, in base alle liste dei testimoni proposte da accusa, difesa e parti civili, comprendono circa 1040 nominativi.

ECCO LE TAPPE SALIENTI DELLA TESTIMONIANZA DI IACCARINO:

“Dopo 10 minuti la nave era persa”.”Dopo dieci minuti avevamo perso tutto”, ”la mia percezione era che la nave era persa”: così l’ufficiale Giovanni Iaccarino nella ricostruzione del naufragio della Costa Concordia testimoniando al processo di Grosseto. ”Sapevamo che stavamo affondando – ha anche detto – in pochi minuti”.

“Giocavamo alla Playstation, ci sembrò una secca”. Il primo ufficiale di coperta Giovanni Iaccarino e l’ufficiale cartografo Simone Canessa al momento dell’urto della Costa Concordia contro gli scogli erano a riposo ”in cabina” e ”giocavamo alla Playstation mentre avvertimmo una sbandata della nave a dritta, poi a sinistra. Caddero materiali, la sensazione era di aver preso una secca o di aver fatto una collisione. Fu questa l’impressione che ebbi all’istante”.

Così Giovanni Iaccarino testimoniando al processo ha ricordato il momento dell’impatto. I pm alternano domande in aula alla proiezione di grafici e filmati girati a bordo della nave gemella Costa Serena dove Iaccarino e altri testi l’anno scorso furono interrogati per ricostruire i vari momenti del naufragio, materiale video raccolto in un sopralluogo che fa parte delle prove portate dall’accusa. Il metodo è stato criticato dall’avvocato Cesare Bulgheroni del pool Giustizia per la Concordia. Iaccarino e Canessa sono i primi due testimoni d’accusa al processo di Grosseto.

“Vidi Schettino aiutare i passeggeri a bordo e sull’Isola mi chiese dei morti”. ”Vidi Schettino con altri ufficiali che dal centro della passeggiata del ponte 3 indirizzava i passeggeri alle scialuppe di salvataggio. Cercava di dare una mano. Ma aveva lo sguardo di persona smarrita, non mi sembrava quello che avevo sempre conosciuto. Ero a una trentina di metri”.  Iaccarino ha raccontato la fase del soccorso ai passeggeri. L’ufficiale conduceva un tender da 150 posti con cui fece alcuni viaggi tra la Concordia e il molo del Giglio. ”Quando incontrai Schettino sull’isola del Giglio la mattina dopo, mi chiese se sapevo se c’erano stati dei morti” a seguito del naufragio della Costa Concordia. ”E gli risposi che ce n’erano stati 50, un centinaio, era una mia supposizione”.

Rischiavamo la vita, la plancia non dava ordini. “Mi dicevano ‘Okay, ricevuto’, ma non mi davano ordini. Ero io, insieme al direttore delle macchine Pillon e ad altri ufficiali di macchina che siamo andati a verificare di persona gli allagamenti ai ponti inferiori. Avevamo la concezione che rischiavamo la vita, ma volevamo dare completezza di informazioni al comandante”, ha detto il testimone Giovanni Iaccarino. Iaccarino nel giro di venti minuti fece almeno cinque comunicazioni alla plancia di comando riferendo che la nave era allagata ai ponti inferiori dove ci sono le sale macchine. ”Dalla plancia non ci dicevano cosa fare”, prosegue Iaccarino. ”Siccome non ordinavano niente, ero che io ordinavo loro qualcosa”, grazie alle ispezioni fatte di corsa su quattro ponti della nave mentre l’acqua saliva, ”Volevo smuoverli”. Iaccarino riferiva la situazione al comandante in seconda Roberto Bosio e all’ufficiale cartografo Simone Canessa, che poi riferivano a Schettino.

“Qui è tutto allagato”. Durante l’udienza i pm hanno proiettato un video relativo al sopralluogo sulla nave gemella Costa Serena, video in cui l’ufficiale ricostruì, con gli stessi pm, le fasi del naufragio, prima e dopo l’urto. ”Scesi ai ponti inferiori e di corsa feci i controlli in sala macchine. Vidi che i generatori diesel 1, 2 e 3, la centrale elettrica e i Pem, i propulsori elettrici della nave, alimentati dai generatori a diesel, erano allagati. Dentro di me ebbi la sensazione che la nave era persa. Dissi la situazione per telefono a Canessa, l’avrebbe detto al comandante. La situazione era grave”.  ”Fu il comandante in seconda Bosio a dirmi di andare a vedere sotto – ha detto Iaccarino -, Schettino credo che non si oppose, se no non ci sarei andato”. Iaccarino nella sua frenetica ispezione in sala comando macchine e nei compartimenti vicini vide che ”dall’altra parte” delle paratie ”c’era il mare” e si convinse che anche ”i generatori diesel 4, 5 e 6 erano allagati” e perduti. Mentre l’ufficiale scendeva i ponti ”ci fu un blackout, c’erano solo luci di emergenza”. ”L’acqua saliva” senza fermarsi, ha detto ancora Iaccarino nel video, dove ai pm indica i vari punti ispezionati circa 11 minuti dopo l’urto contro gli scogli. ”L’acqua continua a salire”, diceva Iaccarino al comandante in seconda Bosio, questo raggiunto via radio. Iaccarino nel video ricorda di aver però sentito un annuncio tranquillizzante. L’annuncio fu diramato a bordo alle 22.04.

“Rotta variata da 5 a 0,5 miglia dal Giglio”. Per fare il passaggio ravvicinato al Giglio Francesco Schettino ordinò una variazione di rotta che la sera del 13 gennaio 2012 comportò di navigare a 0,5 miglia dall’isola anziché a 5 miglia, come normalmente previsto nei programmi, al centro del canale dell’Argentario. Della nuova rotta, ha riferito ancora il teste, si fecero carico gli ufficiali a bordo, tra cui anche il cartografo Simone Canessa che la tracciò sulle carte nautiche a disposizione, tenendo anche presente l’ordine di dover chiamare il comandante, che si sarebbe recato a cena in uno dei ristoranti della nave, appena la nave fosse nei pressi dell’isola.

Schettino voleva fare il passaggio ravvicinato al Giglio 7 giorni prima. “Schettino voleva fare il passaggio ravvicinato al Giglio già la settimana prima. Ma non fu possibile perchè non c’erano le condizioni adatte, c’era troppo mare e l’idea fu abbandonata”, ha detto il testimone Giovanni Iaccarino, primo ufficiale di coperta della Costa Concordia, rispondendo al pm Leopizzi al processo.

Il primo ufficiale Giovanni Iaccarino ha anche riferito che il 13 gennaio 2012 il passaggio rasente alla costa del Giglio non compariva negli avvisi ai passeggeri. Stessa cosa, ha riferito, era successa la settimana prima: ”Anche quel giorno lì il passaggio non era nel programma di attività comunicato ai passeggeri ma fu deciso la sera stessa”. Entrambe le volte, quindi, Schettino chiese ai suoi ufficiali di variare la rotta andando sul Giglio la sera stessa dopo essere salpato da Civitavecchia. Iaccarino ha anche precisato che per ”navigazione turistica” si intende il passaggio ravvicinato alla costa e così viene comunicata ai passeggeri. Ma non fu avvisato né il 13 gennaio 2012, né sette giorni prima: ”Il passaggio venne pianificato la sera stessa, non era nei programmi ufficiali”.ò

Il Codacons denuncia la manipolazione dei file manutenzione

Il Codacons ha presentato alla procura di Grosseto una denuncia relativa ai file consegnati da Costa Crociere ai periti nel corso delle operazioni peritali in sede di incidente probatorio. “Nello specifico – spiega il Codacons – si tratta dei file relativi ai test obbligatori di collaudo del generatore di emergenza, da compiersi settimanalmente e che – proprio quelli relativi alle 10 settimane prima del naufragio – risultano modificati due mesi dopo l’incidente, in data 13 marzo 2012, e tutti nello stesso momento, ossia nell’arco di poche decine di secondi, per giunta con l’inserimento di valori tutti identici, come per la temperatura dell’acqua e per la temperatura dell’olio”.

”Proprio il malfunzionamento del generatore di emergenza quale possibile causa o concausa del tragico epilogo del naufragio in termini di vite umane – aggiunge l’associazione – è uno dei principali aspetti sui quali il Codacons si sta battendo sin dall’inizio del processo, ed evidentemente non è un caso che alterazioni dei dati riguardino proprio tale fronte”. L’associazione ha chiesto alla Procura di Grosseto di aprire una indagine urgente, accertando i fatti e le relative responsabilità e disponendo il sequestro immediato della documentazione.

Fonte: Il Tirreno

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Redazione

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