
Balene e grandi navi, l’Alaska riapre il caso collisioni: su Ovation of the Seas trauma compatibile con un impatto
Balene e grandi navi, l’Alaska riapre il caso collisioni: su Ovation of the Seas trauma compatibile con un impatto
La necroscopia preliminare sulla balenottera comune trovata sul bulbo di prua della nave Royal Caribbean rileva gravi lesioni da collisione. Mentre l’indagine prosegue, HX sperimenta nell’Artico telecamere termiche capaci di preparare una nuova generazione di sistemi di allerta.
Una balenottera comune lunga circa 18,6 metri, morta da poco, in buone condizioni fisiche e con un feto nel ventre. Le gravi lesioni riscontrate alla mandibola, alla colonna vertebrale e alle costole risultano compatibili con l’impatto di una nave.
Sono i primi elementi emersi dalla necroscopia eseguita sull’animale trovato il 19 giugno sul bulbo di prua di Ovation of the Seas, arrivata nel porto di Seward al termine della navigazione verso l’Alaska.
Il caso non è ancora chiuso. Serviranno ulteriori esami istologici e diagnostici per stabilire ufficialmente la causa della morte e ricostruire con maggiore precisione l’accaduto. Anche l’indagine dell’Office of Law Enforcement della National Oceanic and Atmospheric Administration, la NOAA, resta aperta.
Il risultato preliminare sposta però il quadro oltre la semplice ipotesi iniziale. I traumi osservati sono quelli che gli specialisti considerano compatibili con una collisione navale.
Royal Caribbean ha dichiarato di essere rattristata per quanto accaduto e ha confermato che una delle proprie navi ha colpito una balena durante la rotta verso Seward. La compagnia ha aggiunto di aver segnalato immediatamente l’episodio alle autorità e di collaborare pienamente con NOAA.
Una balenottera gravemente ferita e morta da poco
L’animale era una femmina adulta di balenottera comune, lunga 61 piedi, pari a circa 18,6 metri.
Dopo l’arrivo di Ovation of the Seas, la carcassa è stata rimossa dalla prua e trasferita su una spiaggia nelle vicinanze di Seward, dove NOAA Fisheries, Alaska SeaLife Center e Alaska Veterinary Pathology Services hanno condotto la necroscopia.
L’esame ha stabilito che la balenottera era morta da poco e si trovava in buone condizioni nutrizionali, con un adeguato strato di grasso e una buona massa muscolare. È stata inoltre confermata la gravidanza.
Alla mandibola, alla colonna vertebrale e alle costole sono stati rilevati traumi da impatto. Il quadro è coerente con una collisione, ma la determinazione finale richiederà l’analisi dei campioni raccolti e potrebbe richiedere diversi mesi.
Resta inoltre da chiarire quando e in quali condizioni sia avvenuto l’impatto, a quale velocità procedesse la nave e se la balena fosse visibile o rilevabile prima della collisione.
Sono punti sui quali, al momento, non esiste ancora una ricostruzione pubblica conclusiva.
Una specie protetta e vulnerabile agli urti
La balenottera comune è il secondo animale più grande del pianeta dopo la balenottera azzurra. Negli Stati Uniti è classificata come specie in pericolo ai sensi dell’Endangered Species Act.
Le collisioni con le navi figurano tra le minacce principali per la specie.
Il rischio è particolarmente difficile da gestire perché le grandi balene possono trascorrere diversi minuti sott’acqua ed emergere davanti alla rotta di un’imbarcazione con un preavviso limitato. Di notte, con mare mosso o in condizioni di scarsa visibilità, individuarle dalla plancia diventa ancora più complesso.
Una grande nave, inoltre, possiede spazi di arresto e raggi di virata molto diversi da quelli di una piccola imbarcazione. Anche quando un cetaceo viene avvistato, la possibilità di evitare l’impatto dipende dalla distanza, dalla velocità, dalla posizione dell’animale e dalle condizioni operative.
Questo non rende le collisioni inevitabili, ma spiega perché il settore stia cercando strumenti capaci di anticipare l’avvistamento, integrando l’osservazione umana con sensori, dati e sistemi automatici.
HX prova a vedere ciò che l’occhio umano può perdere
Proprio negli stessi giorni in cui il caso Ovation riporta il problema al centro dell’attenzione, HX Expeditions sta sperimentando su MS Fram una tecnologia destinata a migliorare il rilevamento dei cetacei nelle acque artiche.
Il progetto coinvolge i ricercatori della Heriot-Watt University, il programma Whales and Arctic Vessels, noto come WAVE, e la società britannica Seiche, specializzata nel monitoraggio della fauna marina.
Sopra la plancia di MS Fram è stata installata un’unità compatta che combina immagini termiche e video ad alta definizione. Il sistema scandaglia continuamente il tratto di mare davanti alla nave, cercando variazioni di temperatura che possano segnalare la presenza di un animale.
Uno degli elementi più interessanti è il tentativo di rilevare il soffio caldo delle balene quando emerge nell’aria più fredda dell’Artico.
Ogni possibile avvistamento viene associato a posizione e orario. Durante l’estate artica, il sistema raccoglierà dati intorno alle Svalbard per valutarne l’efficacia e costruire una base informativa utile ad addestrare il software.
L’obiettivo futuro è sviluppare capacità di identificazione assistita dall’intelligenza artificiale e allarmi in tempo reale destinati al personale di plancia.
Non è ancora un pilota automatico anti-collisione
La sperimentazione va raccontata senza attribuirle capacità che non possiede ancora.
Il sistema installato su MS Fram non è un “pilota automatico” che riconosce una balena e modifica autonomamente la rotta. È uno strumento sperimentale di osservazione, raccolta dei dati e potenziale supporto alla consapevolezza situazionale del ponte di comando.
La fase attuale servirà soprattutto ad addestrare gli algoritmi a riconoscere specie tipiche dell’Artico, come narvali, beluga e balene della Groenlandia.
Le caratteristiche di questi animali, le condizioni meteorologiche e l’ambiente polare rendono il compito particolarmente complesso. Se la sperimentazione darà risultati positivi, la tecnologia potrà però contribuire a fornire un preavviso maggiore rispetto al solo avvistamento visuale.
È proprio il tempo di reazione, spesso ridottissimo, uno dei nodi centrali nella prevenzione delle collisioni.
Il problema non riguarda soltanto le crociere
L’episodio di Seward coinvolge una nave da crociera e per questo ha ottenuto una forte visibilità. Ma le collisioni con i cetacei interessano l’intero traffico marittimo: navi cargo, petroliere, traghetti, unità passeggeri e imbarcazioni più piccole.
Le possibili risposte comprendono limiti di velocità nelle aree sensibili, modifica delle rotte, avvisi trasmessi alle navi, osservatori dedicati e sistemi di rilevamento acustico o termico.
Nessuna soluzione, presa da sola, elimina il rischio.
Le telecamere possono avere difficoltà con nebbia, precipitazioni e mare agitato. I sistemi acustici dipendono dal comportamento degli animali e non tutte le balene vocalizzano continuamente. Anche gli algoritmi devono essere addestrati con quantità sufficienti di dati affidabili.
La direzione, però, appare ormai definita: la prevenzione dovrà integrare più livelli di informazione e trasformare la presenza dei cetacei in un dato operativo disponibile il prima possibile sulla plancia.
Dalla tragedia all’esigenza di prevenire
Il caso di Ovation of the Seas non consente ancora di trarre conclusioni sulle responsabilità né di stabilire se una tecnologia diversa avrebbe evitato la morte della balenottera.
L’indagine deve fare il proprio corso.
L’accostamento con il progetto HX è però inevitabile e rivela la distanza tra il problema presente e le soluzioni che il settore sta ancora cercando di costruire.
Da un lato, una balena protetta e gravida arriva in porto sul bulbo di una grande nave con traumi compatibili con una collisione. Dall’altro, ricercatori e operatori marittimi provano a insegnare a sensori e algoritmi a riconoscere in anticipo un soffio caldo sopra l’acqua.
Il futuro della navigazione nelle aree più sensibili potrebbe passare proprio da qui: vedere prima, avvertire prima e offrire alla plancia qualche minuto — o anche solo qualche secondo — in più per intervenire.
