
Il ponte fantasma delle navi da crociera: perché a bordo potrebbe non esistere il 13, o addirittura il 17
Il ponte fantasma delle navi da crociera: perché a bordo potrebbe non esistere il 13, o addirittura il 17
La prossima volta che salite a bordo di una nave da crociera, fate un piccolo esperimento. Entrate in ascensore, guardate con attenzione la pulsantiera e cercate la sequenza dei ponti. Potreste accorgervi di un dettaglio curioso: in alcuni casi, dopo il ponte 12 arriva direttamente il 14. In altri, soprattutto su navi legate alla tradizione italiana, il salto può riguardare anche il ponte 17.
No, non è un errore di progettazione. E non significa che manchi fisicamente un piano della nave. È una scelta di numerazione. Un piccolo “ponte fantasma” che racconta molto più di quanto sembri: superstizione, tradizione marinara, psicologia del passeggero e attenzione commerciale al modo in cui le persone vivono gli spazi a bordo.
Siamo nell’epoca delle navi intelligenti, dei carburanti alternativi, dei sistemi digitali, delle app di bordo e dei terminal biometrici. Eppure, anche su unità da centinaia di milioni o miliardi di euro, un numero considerato sfortunato può ancora scomparire dalla mappa.
Il ponte 13: la superstizione più conosciuta
Il caso più immediato è quello del ponte 13. Nel mondo anglosassone, il numero 13 è tradizionalmente associato alla sfortuna, un po’ come accade in molti hotel dove il tredicesimo piano viene saltato nella numerazione.
Anche alcune navi da crociera seguono questa logica. Un esempio molto chiaro arriva da Icon of the Seas di Royal Caribbean: nel deck plan ufficiale la sequenza dei ponti passa dal 12 al 14, senza un Deck 13 indicato nella numerazione pubblica della nave.
La cosa interessante è che non esiste una regola unica valida per tutte le compagnie e per tutte le navi. Alcune unità hanno effettivamente un ponte 13, altre no. Ma proprio questa differenza rende il tema ancora più curioso: ogni nave riflette una combinazione di tradizione, mercato di riferimento, scelte progettuali e sensibilità del pubblico a cui si rivolge.
In altre parole, il ponte 13 non scompare perché gli ingegneri credano davvero che porti sfortuna. Scompare perché una parte dei passeggeri potrebbe non voler dormire, cenare o prenotare una cabina su un ponte percepito come “negativo”. E, in una nave che deve vendere migliaia di cabine, anche la percezione conta.
Il caso italiano: perché il 17 può fare più paura del 13
Se il 13 è il numero “difficile” della cultura anglosassone, in Italia il discorso cambia. Da noi, il numero più temuto è spesso il 17, soprattutto nella combinazione con il venerdì.
La spiegazione più citata affonda nella tradizione latina: il numero 17 in numeri romani si scrive XVII. Anagrammato, diventa VIXI, cioè “ho vissuto”. In latino, l’espressione può essere letta come un riferimento a una vita conclusa, quindi alla morte. Da qui l’associazione negativa del numero 17 nella cultura italiana.
Questa superstizione ha avuto riflessi anche in altri settori: alcune compagnie aeree italiane hanno evitato la fila 17, così come alcuni hotel possono evitare camere con quel numero. Nel mondo delle crociere, il caso più noto riguarda MSC Crociere, compagnia nata in Italia, che su diverse navi, oltre al 13, ha saltato anche il ponte 17 nella numerazione.
Un esempio verificabile è MSC World Europa: nella mappa ufficiale della nave la sequenza dei ponti passa dal 16 al 18, e nello stesso profilo non compare nemmeno il 13.
Non manca un ponte: cambia solo il nome
Qui è importante chiarire un punto. Quando una nave “salta” il ponte 13 o il ponte 17, non vuol dire che tra un ponte e l’altro ci sia un vuoto fisico. La struttura della nave esiste normalmente. A cambiare è il numero assegnato al ponte nella mappa, negli ascensori, nelle indicazioni di bordo e nelle cabine.
È lo stesso principio degli hotel che passano dal piano 12 al 14. L’edificio non perde un piano. Lo rinomina.
A bordo, questo serve anche a rendere più serena l’esperienza del passeggero. Chi non crede alla superstizione probabilmente non se ne accorgerà nemmeno. Chi invece è sensibile a certi numeri non dovrà chiedersi se sia il caso di prenotare proprio lì.
È una scelta piccola, quasi invisibile, ma molto intelligente dal punto di vista dell’esperienza cliente.
Navi moderne, paure antiche
La parte più affascinante della storia è il contrasto. Le navi da crociera contemporanee sono tra gli oggetti più complessi mai costruiti per il turismo: concentrano ingegneria navale, hotellerie, tecnologia, sicurezza, ristorazione, intrattenimento e logistica. Eppure continuano a dialogare con paure antiche.
Il mare, da sempre, è un ambiente carico di simboli. La marineria ha conservato nei secoli un rapporto particolare con rituali, segni e credenze. Ancora oggi molte navi hanno una madrina, vengono battezzate con cerimonie solenni e mantengono tradizioni legate alla buona sorte. Anche il mondo delle crociere, pur modernissimo, non è completamente immune da questa eredità.
Il numero mancante, allora, diventa una piccola traccia di quel passato. Una superstizione che sopravvive non perché comandi davvero la progettazione, ma perché fa parte del modo in cui le persone attribuiscono significato ai luoghi.
Perché le compagnie lo fanno ancora
La risposta più semplice è: perché non costa quasi nulla e può evitare disagio.
Se una compagnia sa che una parte dei propri ospiti potrebbe essere infastidita da una cabina sul ponte 13 o sul ponte 17, saltare quel numero nella numerazione pubblica è una soluzione pratica. Nessuna rinuncia tecnica, nessun impatto sull’esperienza di bordo, nessuna complicazione significativa. Solo un dettaglio in meno da spiegare.
In fondo, una crociera è fatta anche di percezioni. Il nome della nave, il design degli ambienti, il colore delle luci, la musica nella hall, il profumo degli spazi comuni, la posizione della cabina, il numero del ponte: tutto contribuisce a costruire una sensazione.
E se un numero può disturbare anche solo una parte dei passeggeri, perché rischiare?
Una curiosità da controllare al prossimo imbarco
Il bello di questa storia è che non resta teorica. È una curiosità che ogni crocierista può verificare subito.
Basta guardare il deck plan prima della partenza, controllare la pulsantiera dell’ascensore o osservare la numerazione delle cabine. Su alcune navi troverete il ponte 13. Su altre no. Su alcune MSC potreste notare l’assenza del 17. Su altre unità, a seconda della classe e della compagnia, la sequenza potrà essere diversa.
Ed è proprio qui che nasce l’effetto sorpresa: “Sono stato in crociera dieci volte e non ci avevo mai fatto caso”.
Più che superstizione, psicologia del viaggio
Il ponte fantasma delle navi da crociera non è solo un aneddoto divertente. È un piccolo esempio di come il turismo lavori costantemente sulla percezione.
Una nave deve essere sicura, efficiente e bella. Ma deve anche far sentire il passeggero a proprio agio. Deve ridurre ansie, evitare attriti, semplificare scelte e creare un ambiente in cui tutto sembri naturale. Anche quando naturale non è: è progettato.
Ecco perché, in un settore che guarda al futuro con navi sempre più grandi, smart e sostenibili, può ancora sopravvivere un dettaglio apparentemente irrazionale come saltare un numero.
Il ponte 13, o il ponte 17, magari non esistono sulla mappa. Ma raccontano qualcosa di molto reale: anche nella crociera più moderna, il viaggio resta un’esperienza umana. E gli esseri umani, si sa, non viaggiano mai soltanto con la valigia. Portano con sé abitudini, credenze, paure, riti e piccole superstizioni.
La prossima volta che entrerete in ascensore, guardate bene i numeri. Potreste scoprire che il ponte più interessante della nave è proprio quello che non c’è.

Scusa Filippo, non so se ha importanza ma il sito mi ha chiesto le stelle e poi purtroppo solo preso 1 – si puo cambiare?
Ciao Barbara!
Non ti preoccupare, nessun problema 😉
Buon weekend!