L’intervista: Aponte dice stop a nuove costruzioni – Rassegna Stampa D.B.Cruise Magazine

«Ora le spiego la mia filosofia: io devo proteggere quello che ho. Se per farlo devo crescere, allora cresco. Ma senza anticipare i tempi, perché arrivare primo non è mai stato il mio interesse». Gianluigi Aponte incontra i giornalisti italiani a Genova e, questa volta, tira il freno: il numero uno della seconda flotta portacontainer mondiale, l’uomo che ha sfidato i giganti della crociere arrivando a occupare un posto di primo piano nel Mediterraneo, ieri si è goduto il battesimo della Msc Preziosa accanto alla madrina Sofia Loren sapendo che, almeno per tre anni, non ci saranno nuove bottiglie infrante contro le fiancate. La compagnia, in realtà, ha già pronto un nuovo prototipo di nave da crociera. Più corta e più larga rispetto alle attuali, per arrivare con più facilità in tutti i porti del Mediterraneo. Il nuovo ordine, però, potrebbe non essere immediato. E nei container, dove «già siamo dentro la bolla finanziaria».

Le navi da crociera continuano a fare il pieno nonostante la crisi. 
«Vero, ma non possiamo dire siano in controtendenza. In questo tipo di business una nave si può sempre riempire, il problema sono i prezzi. Li devi mantenere a livelli tali da rendere il business profittevole. E oggi è molto difficile».

Voi ci siete riusciti nel 2012? 
«No».

Oggi la vostra flotta conta tredici navi, di cui una sarà alienata. E in futuro? 
«Ci aspettavamo una ripresa più rapida. I tempi per l’arrivo di una nave potrebbero slittare. Diciamo che il 2016 come orizzonte è un tempo ragionevole».

A regime di quanti mezzi sarà composta la flotta Msc? 
«Difficile dirlo ora. Certo, avere 13 navi non è sufficiente nel mercato globale. Dobbiamo crescere, ma non ci interessa arrivare primi, secondi, o cosa. Cresciamo per salvaguardare l’azienda e l’occupazione».

Le nuove navi potrebbero essere ordinate in Italia? Questa mattina lei era a Palazzo Ducale con l’amministratore delegato di Fincantieri Giuseppe Bono, ne avete parlato? 
«No, con Bono non ne abbiamo parlato. Non era l’appuntamento giusto. In Italia c’è un problema che è l’assicurazione al credito garantita da Sace. Io francamente non so se Sace ha l’abitudine di garantire i crediti necessari per navi di questo tipo, stiamo parlando di investimenti da 650 milioni. È un aspetto importante di cui si devono occupare i politici e non solo. Fincantieri, a mio modo di vedere, dovrebbe preparare un progetto, un pacchetto completo con incluse le condizioni del credito e presentarcelo. Loro sono abituato a lavorare con Carnival, una società quotata che ha un accesso al credito diverso dal nostro. Noi certe cose non possiamo permettercele».

A proposito di macro-economia: lei questa mattina ha proposto l’uscita dell’Italia dall’euro. 
«È quello che penso: se oggi l’Italia avesse l’opportunità di svalutare la sua moneta del 20%, avremmo un boom. Oggi per un Paese è importante avere una banca centrale che decide sui tassi, e l’Italia questo non può farlo. Dipendiamo dall’Europa che a sua volta dipende dalle decisioni di un gruppo di Paesi, capitanati dalla Germania, che hanno interesse a un euro forte. Ma non è il nostro interesse questo, noi non abbiamo l’economia della Germania».

Oltre alle crociere che progetti avete per i container? 
«Abbiamo ancora una decina di unità da prendere in consegna, dopodiché ci fermiamo».

Alcuni osservatori parlano di bolla dei container come della nuova crisi finanziaria che potrebbe arrivare, soprattutto in relazione alla Germania, che ha un settore molto finanziarizzato. 
«Nei container la bolla già c’è, ci sono stati dei fallimenti e ce ne saranno altri per effetto dell’introduzione delle grandi navi che da una parte permettono ottime economie di scala – le navi della Maersk da 18.000 teu sono la strada giusta – dall’altra buttano fuori dal mercato, a cascata, le navi più piccole. Quelle da 18.000 sostituiscono quelle da 12.000, che sostituiscono quelle da 9.000 e via dicendo. Finché qualcuno rimane con il cerino in mano: oggi una nave da 4.000 teu è totalmente antieconomica».

C’è spazio per fusioni nel settore? 
«No, a parte quella tra Hamburg Sud e Hapag Lloyd, che ha una sua logica».

E la vostra partnership con Cma-Cgm? 
«Quella prosegue».

Torniamo agli investimenti di Msc: il terminal container di Bettolo qui a Genova? 
«Andiamo avanti, aspettiamo l’ufficializzazione dell’assegnazione».

La compagnia dei traghetti Gnv? 
«Stiamo lavorando per rimetterla in piedi e ci stiamo riuscendo, anche puntando di più sulle rotte internazionali».

Tirrenia? 
«Che cosa devo dire? Noi siamo fuori perché l’ha chiesto l’Antitrust. Per chi ha fatto l’operazione, è una buona operazione. Ma a noi certo non ce lo ordinava il medico, la lasciamo a chi era più disperato di noi».

Fonte: Shippingonline.it

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Redazione

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